Rigettati i ricorsi da vari giudici del lavoro «Abbiamo fatto il concorso pensando di andare a dirigere un museo o un sito, invece smistiamo burocrazia» Rigettati i ricorsi da vari giudici del lavoro Sicilia: gli 84 archeologi che dovevano fare i dirigenti e fanno i passacarte «Abbiamo fatto il concorso pensando di andare a dirigere un museo o un sito, invece smistiamo burocrazia» di Alfio Sciacca PALERMO Nella Sicilia dei paradossi può capitare che tutti facciano i dirigenti tranne chi è stato assunto per farlo. Tra i dipendenti della Regione siciliana i colonnelli sono un vero esercito. L'ultima infornata risale al 2000. Con un una legge di riordino del personale oltre 2 mila dipendenti vennero collocati nella terza fascia dirigenziale. Una promozione generalizzata che in alcuni casi mise i gradi anche a chi è in possesso solo di un semplice diploma di scuola media. Quasi in parallelo c'è la storia di 84 archeologi (ma anche storici dell'arte, chimici, fisici) assunti dalla Regione Sicilia a cavallo della legge di riordino: la selezione risale all'aprile del 2000 anche se le assunzioni scattarono cinque anni dopo. CONCORSO - Al concorso per soli titoli, e dunque con minore possibilità di clientele e raccomandazioni, si presentarono aspiranti dirigenti che in molti casi avevano già un'altra occupazione e in più forniti di laurea, dottorato di ricerca, pubblicazione e titoli di specializzazione. Insomma personale qualificato che accettò di andare alla Regione proprio perché allettato all'idea di poter fare il dirigente. Ma, una volta assunti, quasi tutti sono stati impiegati solo per portare avanti le scartoffie che si accumulano in assessorato. «Abbiamo fatto questo concorso», spiegano, «pensando di dover andare a dirigere un museo o un parco archeologico e invece ci troviamo a fare i passacarte». Ma perché tutto ciò? RICORSI - In pratica con la legge di riordino, cioè la legge 10 del 2000, si è voluto bloccare la proliferazione dei dirigenti e di conseguenza anche gli archeologi sono rimasti tagliati fuori. Questa anche la risposta che in molti casi si sono sentiti dare nei ricorsi presentati a vari giudici del lavoro. «Si tratta di un'enorme ingiustizia», gridano gli esclusi. «Paghiamo il prezzo di una battaglia estremamente impopolare. In fondo, ci viene detto, un lavoro ce l'avete. Visto l'alto numero dei dirigenti in organico non è per niente facile far capire che avremmo diritto a fare quello per cui siamo stati assunti». Ma l'ingiustizia è diventata ancor più incomprensibile nel momento in cui cinque di quegli 84 vincitori di concorso (senza alcun criterio meritocratico o di maggiori titoli) sono stati comunque inquadrati come dirigenti. Inoltre non è mai venuta meno la consuetudine di reclutare personale dall'esterno con contratti di consulenza spesso sulla base di rapporti di amicizia o appartenenza politica. PASSACARTE - «Oggi a dirigere musei o parchi archeologi in Sicilia», denunciano gli esclusi, «si può trovare personale interno all'amministrazione senza specifica competenza, come architetti e geologi, oppure professionisti reclutati dall'esterno non si sa bene in base a quali meriti». In Sicilia la prassi delle consulenze trasformate spesso in rapporto di lavoro stabile non riguarda solo il settore dei beni culturali. Basti ricordare il caso del mastodontico ufficio stampa della Regione dove, senza alcun concorso pubblico, sono stati reclutati ben venti giornalisti, tutti inquadrati con qualifica di caporedattore e quindi tutti indistintamente dirigenti. Insomma anche dopo il 2000 l'esercito dei colonnelli alla Regione siciliana non ha smesso di ingrossarsi, ma i vincitori di uno dei pochi concorsi specifico per dirigenti restano a fare i passacarte.