Il prof. Tranfaglia. «Altri Stati puntano sugli atenei e sulla scuola» Nicola Tranfaglia, professore emerito di Storia dell'Europa e del Giornalismo all'Università di Torino, è stato ospite alla Kore di Enna durante il convegno "Democrazia, educazione e populismo". A margine dell'incontro che ha suscitato particolare interesse tra gli studenti, il professore Tranfaglia ha risposto ad alcune domande sugli scenari che si aprono per l'Università italiana a seguito della riforma Gelmini. Prof. Tranfaglia cosa pensa della Riforma Gelmini appena diventata operativa e quali risvolti vede per il futuro del mondo accademico? " Il problema non riguarda soltanto il mondo accademico ma riguarda soprattutto quelli che sono i protagonisti dell'Università, cioè i giovani che la frequentano e lavorano in essa. Abbiamo una riforma che fa fare un grande passo indietro alle università italiane e la colloca lontana dagli atenei europei in cui mi capita di andare nei quali anche se ci sono i risvolti della crisi economica i governi tedeschi, francesi ed inglesi hanno trovato le risorse per dare modo agli atenei di affrontare la crisi. Qui siamo invece in una situazione in cui il governo Berlusconi ha tolto due miliardi alla scuola e un miliardo e mezzo all'Università e non prevede di dare altre risorse. In questa situazione noi abbiamo una riforma che tale non è. Da una parte dà tutto il potere ai professori ordinari come se gli altri, né i professori associati né i ricercatori esistessero, quando loro sono quelli che in gran parte tengono in gran in piedi la didattica universitaria e anche le ricerche. Quindi da questo punto di vista la riforma si rivela un grave danno per la nostra università." A fronte di un depotenziamento dell'iter formativo ed anche in termini di buona competitività i nostri ricercatori, i giovani italiani rischiano di trovarsi spiazzati rispetto al confronto con l'Europa. Che futuro si può prevedere per loro? "Basta guardare le statistiche dell'Ocse per rendersi conto che l'Italia si trova agli ultimi posti in Europa per quanto riguarda sia l'Università che la ricerca scientifica. Quindi da questo punto di vista le prospettive se tutto rimane così come le speranze sono pessime. Per non parlare dei tagli che il Ministro Bondi ha fatto nel settore dei musei e in tutti i settori di tutela dei beni culturali, per non parlare poi del cinema e del teatro. Continue sono le richieste da tutti i settori della cultura italiana. E' incredibile che l'Italia che ha il maggiore patrimonio artistico in Europa debba trovarsi in questa situazione in cui il governo del Paese non pensa che a tagliare e a fare in modo che sia difficile lavorare in questo campo." Concretamente cosa si potrebbe e dovrebbe fare concretamente per cercare di venire incontro a questo disagio che i giovani vivono e manifestano e fortemente stigmatizzato e che forse non è stato profondamente capito da chi è al governo? "Non c'è dubbio che le manifestazioni degli studenti a Roma che hanno avuto momenti purtroppo anche momenti di scontro duro anche con le forze dell'ordine dimostrano sono sintomi di un disagio che mi è capitato sempre più spesso di registrare sia quando sono andato nelle scuole secondarie, che nelle università che al Cnr ." 03022011