L'assessore Monaci scrive alla Soprintendenza e chiede un incontro urgente Sono in arrivo 5 concessioni e siamo preoccupati per chi investe. State evidenziando problemi che non condividiamo GROSSETO. Il Comune sta aggiudicando cinque nuove concessioni per altrettanti bagnetti a Marina di Grosseto. Cinque imprenditori sono pronti a investire. E, di questi tempi, non è cosa da poco. Ma dopo lo "stop" forzato imposto dalla Soprintendenza alla ristrutturazione del bagno "La Gondoletta", il Comune teme che ci possano essere ostacoli anche per queste nuove attività. Per questo nei giorni scorsi l'assessore all'ambiente e al demanio, Giuseppe Monaci, ha scritto una lunga lettera agli architetti Emanuela Carpani e Vanessa Mazzini, della Soprintendenza, chiedendo un incontro urgente. Gli imprenditori, le associazioni, gli ordini professionali, vogliono risposte chiare. Il problema diventa anche politico. Con le elezioni alle porte, e un centrodestra che spera di riconquistare il Comune dopo cinque anni, è quantomento sorprendente che un ufficio, emanazione del ministero guidato dal toscano Sandro Bondi, metta i bastoni fra le ruote a progetti di miglioramento e ristrutturazione della città e ad imprenditori locali. Fra l'altro l'assessore Monaci chiede che venga ripristinata la consuetudine di un incontro settimanale, a Grosseto, con funzionari della Soprintendenza stessa: «Avendo provato - scrive - quanto sia problematico procurarsi appuntamenti a Siena». Nella sua lettera Monaci non nega di essere preoccupato: «Vorrei capire - scrive - quale sarà il destino dei progetti di ristrutturazione degli stabilimenti esistenti e di realizzazione ex novo dei 5 sulle concessioni di cui è in corso l'aggiudicazione. E voglio comprendere la portata e la sussistenza delle criticità ambientali da voi evidenziate». Parole "soft" dell'assessore. Ma la sostanza è che Marina non è Portofino. E il paesaggio è già abbastanza compromesso. Ecco che Monaci contesta nel merito i motivi della bocciatura del bagno La Gondoletta: «Scrivete che l'intervento progettato sull'arenile, nella zona maggiormente antropizzata, causerebbe un ulteriore aumento del carico urbanistico. In realtà la ristrutturazione dello stabilimento non determina aumento di carico urbanistico perché si mantengono gli attuali 400 mq di area commerciale. Un leggero aumento di cubatura è dovuto alla necessità di raggiungere dappertutto i 3 ml di altezza in gronda. Quindi non ravviso la criticità sollevata. Contestualmente mi preoccupo per il futuro delle 5 nuove concessioni di cui stiamo perfezionando la gara di assegnazione: in quelle aree da affidare in concessione ora c'è solo sabbia e quindi la realizzazione di nuove strutture, prevista nelle normativa, comporterà un aumento del carico urbanistico. Ma non riuscirei a comprendere un parere negativo per questo aspetto, dal momento che il problema del carico urbanistico viene esaminato nei competenti livelli di pianificazione territoriale generali e settoriali». Monaci contesta anche l'osservazione che il nuovo edificio sarebbe collocato in prossimità del "waterfront". Del resto è uno stabilimento balneare, senza "waterfront" chi ci andrebbe? «Non è una realizzazione di un nuovo edificio, ma solo una riedificazione. La collocazione rispetto al fronte mare quindi non è scelta progettuale ma ovvia conseguenza di dover ricollocare la struttura nello stesso posto. Lo stesso vale per l'ipotizzata alterazione della visuale: la cortina di stabilimenti balneari esistenti in Marina si trova, ovviamente, lungo la passeggiata a mare. La visuale inevitabilmente si limita alla struttura edificata. Men che mai la visuale viene modificata dal mare verso terra, perché dietro agli stabilimenti si stagliano palazzi di diversi piani». Però Monaci è preoccupato per i 5 nuovi insediamenti: «La criticità da voi sollevata fa porre ben altre preoccupazioni per i 5 futuri progetti di stabilimenti. In quei casi infatti la percezione della visuale cambia, ma mi chiedo se un tale cambiamento possa essere rilevato come elemento ostativo alla loro realizzazione. Tutte e 5 le nuove concessioni si trovano nel centro abitato di Marina ed hanno dietro di loro, verso terra, non un ambiente naturale ma antropizzato. Il giudizio da voi espresso è quindi forte elemento di preoccupazione, di cui parlare al più presto, perché stiamo esaminando decine di domande giunte per le 5 concessioni con la normativa vigente; ma i criteri di selezione rischiano di essere smentiti se l'esame dei progetti terrà conto di criteri come quelli espressi nel diniego oggetto della presente nota». L'assessore teme che la linea intransigente crei seri problemi agli operatori. «Mi riferisco a quegli imprenditori che nonostante i tempi difficili, hanno il coraggio e le risorse per ristrutturare o realizzare stabilimenti balneari in coerenza con gli strumenti urbanistici. Questa gente merita un plauso perché con la loro attività ci aiuta a qualificare il nostro litorale, aumentando il livello dei servizi e rendendo più funzionali strutture vecchie, a volte non più a norma e tollerate solo perché preesistenti da decenni. E non ci scordiamo che offrono lavoro a fornitori, professionisti, ditte edili, artigiani, lavoratori stagionali. Quindi chiedo di fare al più presto una riunione con voi e l'ufficio Urbanistica per effettuare una riflessione attenta sulle problematiche sollevate». (g.f.)