Né è pensabile che interventi che la riguardano, dal taglio di una strada al restauro di un manufatto, siano di competenza solo di "addetti" che se ne occupano per mestiere o peggio per interesse, quindi in definitiva estranei a chi poi, viceversa, ne subirà le conseguenze. È in seguito allassunto che dalla buona salute della città e dellambiente derivi direttamente ai cittadini uno stato diffuso di benessere, comprendente la salute fisica oltre quella psichica, che si ritrovano a battagliare associazioni di varie forme e sigle che si fanno carico di salvaguardarla. E lo fanno con iniziative, non sempre benviste, con cui segnalano, contrastano, avversano, in qualche caso riuscendo a bloccare, interventi e comportamenti pubblici e privati che ritengono lesivi del corpus - urbano, culturale, ambientale, sanitario, di vivibilità e altro - di cui per statuto si sono assunti la difesa e la protezione da aggressioni ritenute dannose. Ora la Fondazione Salvare Palermo presenta nellultimo numero di Per alcuni contributi che tracciano un quadro abbastanza desolante della situazione in cui versa la "manutenzione" del patrimonio architettonico, antico e moderno, della città. Trattare infatti della nuova piazza del Tribunale, o meglio della spianata che copre il parcheggio sotterraneo di piazza Vittorio Emanuele Orlando, significa sottolineare la differenza del concetto di piazza che intercorre tra le storiche, con cui le confronta, e questo non classificabile campione di intervento del Moderno. Oppure, segnalare lo stato di degrado in cui versano "monumenti" urbani come il Teatro Politeama e il Palazzo di città, opere di Damiani Almeyda il cui centenario è stato meritoriamente commemorato dal Liceo artistico che ne porta il nome, significa non solo inchiodare alle proprie responsabilità le istituzioni che latitano, ma anche insistere sui guasti che la perdita della memoria procura a una comunità che tale voglia sentirsi. Lo stesso vale per le ricerche su manufatti scomparsi, attività artigianali decadute, strumenti e opere trascurate o abbandonate, che ribadiscono come il senso della «cittadinanza» passi per la conoscenza, sia pure per brani, della storia che lha configurata. Sgombrando il campo da atteggiamenti di «mummificazione del passato», nei quali piace ingabbiare per convenienza le associazioni del genere, mi pare utile sottolineare come le associazioni di cui Salvare Palermo si fa capofila se non altro per anzianità, continuino a seminare "grani di conoscenza" nel cosiddetto "ceto medio riflessivo", nella certezza che prima o poi la sensibilità di qualche istituzione, non tutte e non sempre sorde, e la consapevolezza istillata nella coscienza dei cittadini, li farà germogliare. A testimonianza che la cultura di una comunità si manifesta anche attraverso la narrazione di storie, la recensione di mostre e libri, in una parola nella vitalità da cui è percorsa, specie in tempi di magra conclamata di soccorsi pecuniari e logistici, o anche solo di attenzioni, da parte degli enti pubblici.