Lex soprintendente dellOpificio propone una soluzione controcorrente: spostiamo le rassegne, come hanno fatto altre città, e il traffico ne guadagnerà estano sicuramente stupore i disagi e le difficoltà create ai cittadini con la pervicace insistenza di destinare la Fortezza da Basso a polo fieristico. Un errore strategico che fa pagare le conseguenze alla qualità di vita di questa città, già fortemente provata da tantissimi aspetti di degradazione. Non vi è iniziativa espositiva alla Fortezza che non generi difficoltà nel traffico, ingorghi, insofferenze tra chi deve affrontare il traffico e che si trova immancabilmente impedito di muoversi agevolmente verso i suoi impegni quotidiani. Inoltre, la forzata coesistenza delle varie esposizioni con i laboratori di restauro dellOpificio delle Pietre dure nel complesso monumentale dellantico forte mediceo (a meno che non si voglia procedere sciaguratamente a sgombrarle dalle loro sedi attuali), è una contraddizione che non si è voluto comprendere nei suoi vari aspetti. Come è possibile pensare che la presenza di camion di trasporto, di furgoni, di attività finalizzate alla realizzazioni degli eventi non possa provocare ulteriori disagi a chi frequenta ledificio per altre ragioni che non siano quelle di preparare eventi della più varia natura o manifestazioni fieristiche? Chi voleva fare di questo luogo un "fiore allocchiello" della capacità locale di presentare una struttura adatta alle manifestazioni ha ricevuto purtroppo unadeguata risposta con una riprova della scarsa attenzione al decoro e alla dignità di Firenze. E che dire poi degli attentati veri e propri alla corretta visibilità del monumento storico qual è la Fortezza, con avergli addossato proprio vicino allentrata una struttura di vetro e metallo (di per sé provvista di un aspetto architettonico non disprezzabile, ma assolutamente invadente rispetto alle antiche mura del forte) e di averne limitato la godibilità visiva dalla parte della ferrovia e dei sottopassi dei viali con il cumulo erboso e il triste casottino color rame: insomma, un insieme di scelte discutibili e lincapacità di considerare il ruolo primario di Firenze quale custode di un patrimonio cospicuo di storia, di arte, di cultura, considerandola invece come una vetrina di manifestazioni delleffimero. Va notato che nessuna città ha ubicato un centro fieristico in prossimità del centro storico. Basti pensare alla vicina Bologna, che lo ha collocato in prossimità degli svincoli della tangenziale. Senza parlare poi di altre città europee, che ormai ci sono maestre nellorganizzazione del territorio. Rovescerei quindi il concetto con cui si è tentato di giustificare questa scelta con loriginalità dellubicazione quale segno privilegiato della città: si è rivelato invece un nodo scorsoio che sta soffocando il traffico e strangolando la mobilità cittadina, oltre a ridurre unantica struttura militare a una incongrua sede di manifestazioni, che potrebbero anche essere destinate altrove. Non ci si convince ancora che in Italia, tormentata dallo spreco finanziario in tanti casi delle grandi opere pubbliche, che in molti casi hanno devastato il territorio (vedi lesempio catastrofico del Mugello, ridotto alla sete e allaridità dagli scavi per lAlta Velocità e lancora recente, forsennato episodio dellIsola della Maddalena, preparata logisticamente con spese ingentissime per il G8 e poi abbandonata), la inefficienza dei servizi, con le peggiori ferrovie dEuropa, la farraginosità burocratica, la disoccupazione giovanile, la superficialità e lapprossimazione dei mass-media, la degradazione ambientale, la crisi della scuola nel suo insieme, lunica risorsa disponibile e per fortuna, ancora ammirata e ricercata in àmbito internazionale, è quella culturale. Firenze possiede ancora una fama globale proprio per il suo patrimonio artistico, e per le istituzioni che si occupano della conservazione e del restauro. E proprio in riferimento a questa sua indiscutibile risorsa, cè da chiedersi perché non si è pensato a fare della Fortezza da Basso il Centro cittadino del restauro, collocandovi oltre allOpificio, il laboratori di restauro della Soprintendenza speciale per il Polo museale, quelli della Soprintendenza per i beni archeologici: un centro che comprendesse anche quei laboratori di ricerca scientifica che in qualche caso sono ubicati lontano dai laboratori stessi (vedi quelli del Cnr, a esempio). Un complesso che avrebbe anche favorito lo scambio comune di esperienze, che avrebbe messo a disposizione strumenti condivisi di ricerca, di analisi, di indagine, finalizzati a un sempre migliore approccio alla conoscenza e allapplicazione delle metodologie di restauro: insomma, un punto dincontro che valorizzasse questaspetto, prestigioso e in definitiva, utile, di unattività che in Firenze ha trovato i vertici di eccellenza grazie a una vicenda che ha visto allopera, oltre a teorici e storici del restauro, anche figure protagoniste della pratica operativa. Dispiace davvero che ci si sia indirizzati verso tuttaltre soluzioni. Lautore è stato soprintendente dellOpificio delle Pietre dure
FIRENZE - via il polo fieristico dalla fortezza creiamo il Centro del restauro
Un funzionario dellOpificio delle Pietre dure propone di spostare le rassegne di arte e cultura da Firenze a un altro luogo, in quanto la Fortezza da Basso è diventata un ostacolo al traffico e una sorgente di disagi per i cittadini. La proposta è stata avanzata in quanto la Fortezza è stata utilizzata come polo fieristico, creando difficoltà al traffico e ingorghi. Il funzionario sostiene che la Fortezza non è adatta per ospitare le esposizioni e i laboratori di restauro dellOpificio, e che la sua presenza è una contraddizione.
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