Alessandra Sallier de la Tour, nipote del fondatore Carlo Biscaretti: mi batterò perché resti viva la sua memoria "Vorrei il suo busto in evidenza. Spero che Confino badi alla storia, non solo agli effetti speciali" MARINA PAGLIERI «Non mi sembra giusto intitolare il Museo dellAutomobile allAvvocato, cancellando il nome di mio nonno. È una mancanza nei confronti della sua memoria e anche della storia. Una piccola vittoria però lho riportata. Sulla facciata comparirà solo la dicitura "Museo nazionale dellAutomobile", senza alcun riferimento a Giovanni Agnelli». È amareggiata Alessandra Sallier de la Tour, nobildonna piemontese e unica erede di Carlo Biscaretti di Ruffia, papà, oltre che di suo padre Rodolfo, del museo di corso Unità dItalia, che sarà inaugurato dopo il restyling il prossimo 18 marzo. Alessandra Sallier, come sono andate le cose? «Guardi, mi dispiace per questa decisione, perché è stato proprio Carlo Biscaretti, a sua volta figlio del fondatore della Fiat, a raccogliere tutte quelle auto storiche, prima in una sorta di deposito presso lo Stadio comunale e quindi nel museo. Quando questo è stato inaugurato, nel 60, mio nonno era scomparso da alcuni mesi, alla guida della Fiat cera ancora Vittorio Valletta e Giovanni Agnelli era appena agli inizi. Eppure il consiglio di amministrazione ha deciso così». Quando lhanno avvertita? «Veramente mi hanno contattato solo dopo che sul vostro giornale sono uscite le proteste dei lettori, sa comè, i torinesi in fondo sono conservatori e non apprezzano simili cambiamenti. A mia volta ne ho parlato con gli altri Biscaretti, ma lunica che poteva fare qualcosa ero io, anche perché i miei figli portano un altro cognome». E che cosa ha fatto? «Non ho potuto presentare un ricorso, perché cè uno statuto che non mi concede strumenti legali. Però ho deciso di lottare per la conservazione della memoria. E ho espresso il mio disappunto ai responsabili, tra i quali il direttore Rodolfo Gaffino Rossi, che è stato gentile e comprensivo. Ho detto che trovo sbagliata questa decisione e che mi adopererò affinché il nome di mio nonno resti nel museo con molta evidenza. In questo senso ho fatto precise richieste». Ovvero? «Ho chiesto che anche nel nuovo museo venga collocato il busto di Carlo Biscaretti, in un posto ben visibile. Gli sarà dedicata a quanto pare larea congressi, chiedo allora che la targa che lo ricorda sia leggibile e accompagnata da una grande fotografia che vorrei essere io a scegliere». Ha avuto risposte? «A parole sì, sono daccordo, dovremo risentirci. Non ho potuto però mettermi in contatto con i progettisti e con lo scenografo François Confino: spero che non pensino solo agli effetti speciali ma anche alla storia e alla memoria. Ho visitato il cantiere, capisco che si voglia fare di tutto per avere sempre più pubblico, però sono importanti anche altre cose. Per fortuna la facciata dellarchitetto Albertini sarà preservata, perché questo ha chiesto la soprintendenza. Come le ho detto, ho ottenuto che almeno il nuovo nome non sia riportato sulla facciata». Si è raggiunto una sorta di compromesso, è così? «Sì, è così. La sensazione è comunque che Giovanni Agnelli con quel museo non centri molto: e poi non bastava lintestazione della Pinacoteca del Lingotto? Dico queste cose con grande dispiacere, perché quel museo è stato parte della vita della mia famiglia, ad esso mi legano tanti ricordi».