Vendola esulta: "Un ritorno alla democrazia" Introna: "La Puglia non diventerà mai una discarica per lo stoccaggio delle scorie radioattive" Il governo non potrà costruire centrali nucleari senza il parere della Regione interessata. La Corte costituzionale pianta un ulteriore paletto sulla strada del ritorno allatomo. Accogliendo le obiezioni sollevate in un ricorso da Puglia, Toscana ed Emilia Romagna, i giudici della Consulta hanno dichiarato lillegittimità dellarticolo 4 del decreto attuativo della legge delega. La parte censurata è quella in cui non si prevede che la Regione, prima dellintesa con la Conferenza unificata, possa esprimere il proprio parere sul rilascio dellautorizzazione unica per la costruzione e lesercizio degli impianti nucleari. Il governatore pugliese Nichi Vendola esulta. «Viva la Consulta che ricorda al governo che la democrazia non è un optional, verrebbe da dire che ogni tanto cè un giudice a Berlino - osserva - . Del resto, ci troviamo di fronte ad un governo che è il più centralista della storia dellItalia, un governo che sbandiera un federalismo che al momento odora più di secessione. Con questo governo è difficile non essere sarcastici, visto che riesce ad essere centralistico anche nelle decisioni delle realtà locali». La pronuncia della Corte costituzionale non dà alle Regioni potere di veto (le leggi regionali sul nucleare, compresa quella della Puglia, sono state già bocciate dalla Consulta), ma introduce il principio della consultazione obbligatoria. Dora in avanti, infatti, in attuazione del principio di leale collaborazione tra centro e periferia dello Stato, sarà necessario un parere obbligatorio, seppure non vincolante, della Regione interessata, distinto da quello degli altri enti territoriali espressi dalla Conferenza unificata. In sostanza, la Regione in cui si decide di costruire la centrale, invece di manifestare il proprio orientamento soltanto nel corso della conferenza unificata, dovrà esprimerlo nella sua autonomia prima della riunione. Sul piano tecnico non cambia niente, ma sul piano politico sì. Per almeno tre ragioni. Prima di tutto, la Consulta ha reso più visibile un eventuale orientamento negativo della Regione alla costruzione di una centrale nucleare sul proprio territorio, rendendo il passaggio in conferenza unificata più complesso, se dovesse emergere una scelta contraria a quella dellamministrazione regionale. Il parere preventivo e non vincolante rischia poi di deresponsabilizzare il governatore della regione prescelta. Per ragioni di consenso ed elettorali, questultimo potrebbe infatti essere tentato di esprimere comunque parere negativo e, semmai, di far ricadere sulla conferenza unificata lonere di una scelta impopolare, riducendone la sua funzione di luogo per la ricerca del consenso. In ogni caso è una sentenza destinata ad incidere sulla costruzione delle future centrali nucleari. In attesa del referendum, le Regioni potranno comunque fare la voce grossa. Ne è convinto lassessore regionale allambiente, Lorenzo Nicastro. «La sentenza della Corte costituzionale sul decreto legislativo per gli impianti nucleari - dice - restituisce piena dignità decisionale alle Regioni e conferma il diritto alla autoderminazione delle popolazioni. Ovviamente la decisione finale spetterà al governo centrale, che ne assume la relativa responsabilità, ma le Regioni potranno motivare il proprio dissenso sulla base di valutazioni complessive che tengano in debita considerazione il contesto ambientale, culturale, economico e sociale del proprio territorio. In pratica, la Corte riapre gli spazi di democrazia decisionale delle Regioni che il governo aveva improvvidamente provato a chiudere e consente alla Puglia di continuare ad utilizzare ogni mezzo lecito per motivare la propria contrapposizione alla installazione di centrali nucleari sul proprio territorio». Un risultato non di poco conto anche per il presidente del consiglio regionale pugliese, Onofrio Introna. «Avevamo ragione, avevamo visto giusto - rileva - La Puglia non diventerà mai un sito per centrali nucleari o per lo stoccaggio delle scorie radioattive. Il consiglio regionale ha espresso in materia una posizione unanime. Il nucleare contrasta con il futuro pulito che la nostra regione ha scelto, abbandonando il mito dellindustrializzazione. Energie alternative e rinnovabili, turismo, prodotti agricoli di eccellenza, territorio, paesaggio e ambiente: le nostre carte sono queste».
BARI - Dalla Consulta stop al nucleare "Il governo ascolti le Regioni"
La Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo un articolo del decreto attuativo della legge delega sul nucleare, che prevedeva la costruzione di centrali nucleari senza il parere della Regione interessata. La sentenza introduce il principio della consultazione obbligatoria, che richiede al governo di ottenere il parere della Regione prima di costruire una centrale nucleare. La Regione dovrà esprimere il proprio orientamento prima della riunione della Conferenza unificata. La sentenza è stata accolta con entusiasmo dal governatore pugliese Nichi Vendola e dal presidente del consiglio regionale pugliese Onofrio Introna, che hanno sottolineato l'importanza della democrazia decisionale delle Regioni.
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