GLI SCAVI ARCHEOLOGICI A volte è meglio lasciare tutto sottoterra in mancanza di soldi a disposizione TESORI IN SACRESTIA Per fortuna le diocesi lombarde sono ricche e si attrezzano da sole «Per fortuna in Lombardia ci sono diocesi ricche e sensibili e i furti sono in numero contenuto, rispetto ad altre regioni, ma il fenomeno è allarmante. Chiese e scavi clandestini all'aperto». Caterina Bon Valsassina non nasconde il suo scoramento, la direttrice dei beni culturali della Lombardia coordina i sovrintendenti di tutta la Regione e vanta un'esperienza decennale anche in altre zone d'Italia. «Tanti furti, soprattutto in chiesa - ammette la dirigente che tradisce passione e dedizione per il suo lavoro - l'Italia è un grande museo all'aperto e purtroppo noi abbiamo pochi uomini e poche risorse. Per fortuna ci sono i carabinieri.» «Se non ci fosse l'Arma saremmo veramente disarmati» confessa, giocando sul bisticcio di parole. Poi chiarisce con professionalità: «Non ci rassegnamo affatto ai predatori che rubano il nostro patrimonio facciamo quello che possiamo con i mezzi che abbiamo.» E comincia una disanima veloce ma accurata della situazione. «Prima era possibile destinare ingenti risorse anche solo agli impianti di allarme, nelle chiese» e ricorda il caso di un piccola chiesetta in Umbria con un prete molto anziano e una perpetua non più giovanissima, nella quale la sicurezza delle opere d'arte era affidata ad un sofisticato impianto di allarme, in mancanza d'altro». «Prima c'erano le comunità di fedeli, c'erano preti, sacerdoti, e la chiesa era protetta, ma adesso c'è la crisi delle vocazioni, i paesini vengono abbandonati da tutti e nessuno più si cura del patrimonio custodito nelle chiese». «Cattedrali» sperdute nelle valli e lasciate alla merce di predoni senza scrupoli che vengono svuotate di tutto, dai candelabri, alle sedie, ai banchi. «In Lombardia ci sono diocesi ricche. Hanno i soldi per difendersi da sole e questo è già un grande passo avanti. Ci sono tante persone che ruotano attorno alla parrocchia...» «La soluzione non è certo quello di portar via quadri e oggetti di valore, pur di non farseli rubare e venderli per fare cassa. Questo mai» tuona contro chi ipotizza una soluzione «mercantile» dell'arte. «A volte - è lo dice con un pizzico di provocazione condita con tanta esperienza - varrebbe la pena valutare se è veramente opportuno scavare nei siti archeologici, quando già si sa bene che non ci saranno più soldi per continuare le ricerche. Meglio lasciare tutto coperto in attesa di tempi migliori». E nessuno sa se e quando arriveranno «tempi migliori» in cui alla Cultura verranno destinati i fondi che merita. «E questo vale anche per i beni trovati in mare, di cui l'Italia è ricchissima - aggiunge con fervore - abbiamo ripescato dal mare oggetti di inestimabile valore che poi non riusciamo a conservare bene, perchè ci vogliono investimenti notevoli, allora la soluzione è lasciare tutto dove si trova, anche in fondo al mare. Magari creare un percorso subacqueo per gli appassionati che vedono gli oggetti la dove sono rimasti per secoli. E questo potrebbe anche essere un deterrente per i ladri».
Lombardia. Scoraggiare i ladri? Uomini e risorse non sono sufficienti
La direttrice dei beni culturali della Lombardia, Caterina Bon Valsassina, esprime preoccupazione per i furti di tesori in chiese e scavi clandestini. Afferma che l'Italia è un grande museo all'aperto e che la situazione è allarmante, ma che i carabinieri stanno facendo del loro meglio con i mezzi disponibili. La Bon Valsassina ricorda che in passato le chiese erano protette da comunità di fedeli e preti, ma adesso ci sono crisi delle vocazioni e le chiese sono lasciate alla mercé dei predoni. In Lombardia ci sono diocesi ricche che si attrezzano da sole, ma in altre regioni la situazione è più grave.
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