Rapporto annuale. I carabinieri addetti al recupero dei beni d'arte: in un anno, i «colpi» sono passati da 106 a 135. La regione si conferma crocevia di traffici clandestini Il nucleo Tutela patrimonio culturale: aumentati i furti dei beni Milano, Bergamo, Cremona e Pavia le province più colpite Le diocesi hanno avviato la catalogazione dei loro beni Ogni opera d'arte che viene rubata, si sa, diventa subito merce di scambio nel mercato nero. Dipinti, sculture, ma anche manoscritti, mobili, strumenti musicali o prodotti di oreficeria: più sono preziosi, più diventano facilmente rivendibili. In Lombardia ne sono stati trafugati 859 lo scorso anno, secondo il rapporto annuale del comando del carabinieri Tutela Patrimonio culturale, nucleo di Monza. Nel dossier, presentato ieri a Milano, emerge che il numero di oggetti rubati è diminuito rispetto al 2009, quando il totale superò i 1.110 beni scomparsi. Purtroppo, però, è cresciuto il numero dei furti, passato da 106 nel 2009 a 135 l'anno scorso. E soprattutto su legge che gli obiettivi preferiti dal ladri sono le chiese: in un anno, infatti, sono aumentati i furti negli edifici religiosi da 40 a 76, mentre sono calati quelli in case o appartamenti, da 58 a 48. Analogamente è salito il numero di oggetti trafugati nelle chiese: da 216 nel 2009 a 317 nel 2010 (un centinaio in più di oggetti spariti), mentre quelli rubati dai privati sono calati da 714 nel 2009 a 474 nel 2010 (meno 240). Tuttavia, ha aggiunto Caterina Bon Valsassina, Direttore generale per i Beni culturali e paesaggistici della Lombardia, nelle diocesi lombarde è stata avviata una catalogazione delle opere d'arte conservate nei luoghi di culto: un lavoro importante, perché serve a conoscere le varie tipologie del beni, rendendoli quindi più difficilmente rivendibili in caso di furto. Le province più colpite risultano Milano, Bergamo, Pavia e Cremona, in particolare le abitazioni private delle città o le chiesette isolate dei piccoli centri delle Alpi e delle Prealpi lombarde. Gli oggetti più rubati restano i dipinti (185), seguiti da arredi sacri (179), sculture (124) e ancora, mobili e libri antichi, gioielli, stampe e disegni, vasi e monete. I dati, ha spiegato ieri il capitano Andrea Ilari, comandante del nucleo Tutela patrimonio, è strettamente legato al periodo di crisi economica: è diminuito il rapporto domanda-offerta nel settore medio alto del mercato, compreso quello criminale, a favore di un tipo di furti alla "mordi e fuggi" . Ci sono poi settori, ha aggiunto, come il mercato antiquariale «che in questo momento è in flessione. C'è meno richiesta in merito, per cui capita che molti reperti trafugati vengono tenuti a lungo nascosti, in attesa di essere rivenduti al momento più propizio». L'attività opera-tiva ha visto anche il recupero di oltre mille tra opere d'arte e libri, 121 reperti archeologici, per un importo complessivo di 5 milioni e 900mila euro; 88 le persone denunciate, due quelle arrestate. La Lombardia, regione di confine, resta comunque uno dei principali crocevia internazionali per questi traffici, soprattutto nei campi dell'arte moderna e contemporanea per la presenza di numerose gallerie e case d'asta. Pure in questi settori, però, si nota una lieve flessione, in particolare tra i falsi, calati da 40 nel 2009 a 26 l'anno scorso. «Anche qui, tutto dipende dal mercato», spiega il capitano Ilari, che ha presentato uno degli ultimi falsi scoperti: un'opera spacciata per un Kandinskij che stava per essere venduta a un imprenditore italiano per 3 milioni di euro: una truffa sventata all'ultimo grazie all'accortezza dell'acquirente, insospettito da quel nome altisonante.