Vuole fare della Toscana un esempio virtuoso di governo del territorio, ammettendo che prima, con una giunta degli stessi colori politici della sua, era completamente sconosciuto. Vuole ripristinare la centralità della Regione contro gli anarchismi di sindaci e assessori locali «marionette», come li ha definiti, in balia di brame speculative troppo più grandi di loro. Vuole dialogare con le cittadinanze e i comitati di difesa del territorio, che prima venivano trattati come paria. Così si è presentata Anna Marson, nuovo assessore all'Urbanistica e al territorio della Regione Toscana (in quota Idv), che ha preso subito le distanze dalla cementificazione selvaggia incrementata nella precedente gestione. La Marson ha le carte perfettamente in regola: è esperta in materia, come non lo erano i suoi predecessori (insegna pianificazione urbanistica allo IUAV Istituto Universitario di Architettura di Venezia), e possiede esperienze amministrative, essendo stata assessore all'Urbanistica della provincia di Venezia. Ma le addebitano, da ogni versante politico, anche dalla giunta di cui fa parte, di venire da fuori, dunque di non conoscere, concretamente, il territorio. Più o meno quello che si diceva sul posto, ne Il giorno della civetta di Sciascia, del parmense Bellodi, il carabiniere giunto in Sicilia con la presunzione di rompere equilibri illeciti, ma consolidatissimi. La Marson sa bene che la possibilità di valutare le cose toscane al di fuori dalle abitudini locali è la sua forza maggiore, non un difetto. La stessa che ha permesso all'imprenditore italo-svedese Daniele Kihlgren di recuperare l'integrità del borgo medievale di Santo Stefano di Sessanio (LAquila), in un modo che l'Abruzzo del post-terremoto spero vivamente di sbagliarmi potrebbe non saper emulare. Viva l'anti-toscanità, se significa tutelare il territorio dalle pretese interessate di potentati finanziari, cementificatori e «marionette» politiche!