Intervista alla direttrice dell'Accademia, Falletti Tutti gli anni un milione e 300mila visitatori varcano il portone dell'Accademia soprattutto per vedere sua maestà il David di Michelangelo. Ma la Galleria diretta da Franca Falletti contiene moltissimi altri capolavori. Per rendere più moderno e funzionale il percorso espositivo è in riallestimento il primo piano, caratterizzato da un importante nucleo di dipinti di Lorenzo Monaco. «Cosa cambierà?" Toglieremo alcune opere e aggiungeremo apparati esplicativi e didattici. Poi apriremo una sala di consultazione per gli studiosi, dove sposteremo parte dei dipinti tolti dal percorso museale». Perché questo riallestimento? «Il pubblico è molto cambiato, è più numeroso ma è meno colto, serve quindi un linguaggio adatto anche a chi non ha competenze specifiche. Bisogna differenziare i percorsi: abbiamo pensato a una sala dove si potrà approfondire lo studio con l'ausilio di filmati e dei nostri cataloghi, con spazi per i computer e tavoli per visionare alcune opere». Quando sarete pronti per l'apertura? «A marzo. Una sessantina le opere riallestite al primo piano, fra cui l'importante nucleo di Lorenzo Monaco, Agnolo Gaddi, lo Starnina, Rossello di Jacopo Franchi, Spinello Aretino...». Ma lei che ne pensa dell'accordo fra il ministero dei beni culturali e il Comune sull'utilizzo del 20 degli incassi del polo museale. «Penso che il sindaco non ha portato neanche un soldo in più a Firenze. Anzi, li ha tolti. Penso che ha ottenuto di avere voce in capitolo su come spendere parte di quegli incassi. In pratica, da ora in poi sarà una decisione politica e non tecnica. E' un bene? E' un male? Sono punti di vista, il fatto è che la città non ha ottenuto risorse in più. Per quanto ne possa dire il sindaco, soldi nuovi non ci sono». C'è di buono che almeno il cantiere dei Grandi Uffizi avrà la copertura finanziaria per il secondo lotto. «E' vero. Ma quei finanziamenti ce li doveva mettere il ministero. E invece ora si prenderanno dalla quota che serviva per il nostro sistema museale. Il cantiere degli Uffizi lo doveva finanziare Roma, ora invece lo finanzia la città. Bel capolavoro! Il risultato è che finiremo per impoverire i nostri musei statali per i quali arrivano milioni di visitatori». Ci spieghi meglio questo 'giro' del 20 sugli incassi. «Adesso 1'80 degli introiti resta a Firenze e serve per la copertura delle spese, per la gestione del polo museale e per interventi necessari ai nostri musei, dai restauri alle aperture straordinarie. L'altro 20 dei nostri incassi viene preso dal ministero e utilizzato per il polo di Venezia e di Napoli. Perché il sindaco non convince il ministero a farsi dare quel 20? Quelli sì che sarebbero stati soldi in più per la città. Pretendere di decidere come spendere una fetta di quel che già c'era, non aggiunge niente». Secondo lei cosa cambia adesso? «Che molti restauri ce li possiamo scordare, perché se non si parla del David, ai politici tutto il resto non interessa». Si può sperare che i privati siano più generosi? «Firenze come sponsor ha sempre offerto pochissimo. A parte Targetti che da anni aiuta la Galleria, per il resto quello che arriva è tutto da fuori Italia. Nel 2004 anche il restauro del David è stato pagato da una fondazione americana e una olandese». A proposito di David, tutto è cominciato con lui e con la contesa sulla sua proprietà. «Il David non è del Comune. E' qui dal 1973, è stato traslocato da piazza Signoria con i soldi e un progetto degli ingegneri dello Stato. Se non fosse stato suo, perché il ministero avrebbe investito tutte queste risorse?»