Belfiore presenta il piano di gestione «Patto con il territorio e i proprietari» Tagli, Iervolino attacca Caldoro Corre ai ripari il Comune e vara il piano di gestione del centro storico che porta la firma dell'assessore Pasquale Belfiore. Contestualmente il sindaco Rosa Russo Iervolino attacca la Regione e il presidente Stefano Caldoro su due punti. Il primo è il taglio dell'ente di Santa Lucia per complessivi 220 milioni. Ciò, secondo il sindaco, ha bloccato i lavori di tutela. Affondo anche sui 5 progetti che Caldoro sta portando avanti insieme ad Aurelio De Laurentiis e al presidente degli industriali Paolo Graziano. «Di concreto non c'è nulla, solo fogli di giornali» il commento del primo cittadino. Procediamo con ordine e partiamo dal piano di gestione del centro storico che come si sa è patrimonio dell'Unesco: l'affidatario, appunto il Comune, per questo motivo ha un obbligo di legge per la sua tutela e valorizzazione. Se non ottempera a questo l'Unesco non considererà più patrimonio dell'umanità e lo depennerà dalla lista che contiene i siti più importanti del pianeta. Con tutti i privilegi che ne derivano. L'Unesco ha già ammonito tre mesi fa Palazzo San Giacomo, di qui la corsa contro il tempo per varare il piano di gestione. «Caldoro - attacca la Iervolino - ci deve spiegare perché ha tagliato i fondi. Non può farlo senza dirci il perché sconfessando quanto stabilito dalla precedente giunta regionale guidata da Antonio Sassolino». Giova ricordare che nonostante da almeno quattro lustri il centro storico sia inserito nella lista Unesco, solo tre mesi prima del voto regionale e alla vigilia di quello comunale - e dopo il cartellino giallo - si è decise di stanziare 220 milioni di fondi europei per la sua salvaguardia. Solo un caso? Nello specifico cosa è il piano di gestione? «Il piano - racconta Belfiore - va al di là del semplice adempimento legislativo. Il tema è che non ci sono soldi. Noi possiamo garantire il 15 per cento del debito annuo del Comune, più o meno 20 milioni di euro, a stento bastano per la manutenzione ordinaria. Il piano varato indica però la strada per racimolare fondi». Ed eccola la strada che passa attraverso tre step. Un patto con il territorio con chi è «proprietario» del sito, almeno 12 enti proprietari di immobili nell'area vasta 1900 ettari tra cui Università Curia, Asl, Demanio e molto altro. Dovranno essere loro, nella sostanza si chiede a loro di tirare fuori risorse, idee e manovalanza per mettere a posto i loro beni. Quindi attingere allo «sterminato parco progetti del Comune» parola di Belfiore, e metterli su quattro assi: beni culturali, turismo e commercio, ambiente, quindi mobilità urbana e qualità della vita oltre che dell'ambiente stesso infine ma non ultimo quello culturale e del welfare. Terzo step la governance. «Oggi tutto ciò che attiene al centro storico - spiega Belfiore - sta in capo a tre uffici del Comune. Va allargata la governance e bisogna coinvolgere nuovi soggetti». Dal centro storico al no del sindaco verso Caldoro, De Laurentiis e Graziano. Premessa soft, almeno a parole: «Non intendo fare polemica» spiega il sindaco. Quindi l'affondo: «Ogni tanto leggiamo sui giornali di qualcuno che vuole rivoluzionare la città. Ma oltre i titoli dei giornali, dietro la rivoluzione della città non c'è niente di concreto, il Comune è l'ente gestore del territorio siamo noi che decidiamo». Così la Iervolino liquida il presidente della Regione, quello degli industriali e quello del Calcio Napoli. La replica è affidata a Maurizio Iapicca, vicecoordinatore cittadino del Pdl: «Il sindaco è legato ancora ai vecchi metodi di relazione tra mondo della politica e imprenditoria. Una cultura figlia dei vecchi pregiudizi che appartengono per gran parte alla cultura comunista». Iapicca è ancora più duro: «Un rapporto fatto di diffidenza verso chi con coraggio investe. Sono le preoccupazioni di chi pensa ad rapporto fatto di imprese che fanno le loro richieste alle istituzioni in maniera puramente clientelare, disattendendo le reali necessità del territorio».