Le copie della statua non si vendono più. Per anni hanno spopolato in tutto il mondo ROMA. Il maschio italico la prenda un po' come vuole, ma non è rassicurante per il mito dell'avvenenza latina che perfino il David di Michelangelo perda colpi. Il fenomeno si registra in particolare oltre oceano, in quella patria del culto della forma fisica e della bellezza perfetta che è la California. I proprietari della ville signorili della West coast che per decenni hanno abbellito case e parchi con una riproduzione del capolavoro michelangiolesco, proprio ora che la statua compie 500 anni, danno segni di non gradirne più la vista. Fino a qualche tempo fa, racconta uno dei maggiori imprenditori di arredi da giardino dello stato americano Pierluigi Silvestri, 70 anni, lucchese, l'uomo più bello del mondo era assai richiesto. Poi all'improvviso, è stato soppiantato da arredi classici, fontane, animali. «E pensare - spiega Silvestri, che ha un'azienda con un centinaio di dipendenti - che per 20 anni ne ho venduti migliaia di pezzi, riprodotti in cemento, marmo, pietra. Me lo chiedevano tutti, ne ho inviati perfino in Giappone. Un ordine mi è arrivato addirittura dal Brasile, ma veniva a costare troppo anche perché l'acquirente desiderava una riproduzione identica all'originale e, dovendo necessariamente utilizzare l'unico calco esistente che è a Firenze, l'operazione aveva un costo troppo alto». Silvestri, che è nativo di San Cassiano di Controne (Lucca), «un paese che allora aveva 1500 anime e ora, purtroppo, solo 350», non sa spiegarsi le ragioni dell'improvviso crollo di interesse per una delle statue più famose del mondo, una vera icona dell'immaginario collettivo. «Peccato - commenta, amaro -perché in magazzino me ne sono rimaste ancora tante copie. Dovrò aspettare che la moda torni di nuovo». Si consola però ripensando al suo "colpo" più grosso in 50 anni di attività, la fornitura degli arredi per il ranch estivo della famiglia Reagan, a Santa Barbara, «Avrò spedito un migliaio di pezzi - ricorda ancora - tra statue, panchine, fontane, arredi vari per abbellire un parco che era davvero sterminato. Sono anche orgoglioso che in questa parte di America ci sia una traccia della creatività toscana».