L'architetto Lucchin: bassorilievo indifendibile. Il caso monumenti al Senato Spagnolli. voglio un'opera di qualità. Seppi: «Mai» BOLZANO Convince larghe parti della classe politica, e non solo, l'idea lanciata ufficialmente dal presidente altoatesino Luis Durnwalder di «coprire» il bassorilievo di Mussolini a cavallo, in piazza Tribunale, con una parete, pur permettendo la visione retrostante a chi vuole. L'Obmann Theiner smorza i toni: dialogare con gli italiani. Dal sindaco di Bolzano, Spagnolli arriva un'aggiunta: «Se questo deve essere fatto per il bene della convivenza, lo si faccia sempre nel rispetto dell'opera di Piffrader, con una copertura di qualità, con l'intervento di un'artista». L'architetto Lucchin è sulla stessa lunghezza d'onda, dopo aver sbottato: «Quel bassorilievo è comunque storicamente indifendibile». Seppi (Unitalia) è tra i più duri: non toccatelo, andremo in piazza. Intanto, il dibattito sui monumenti fascisti di Bolzano sbarca in Senato. «Se il bassorilievo del Duce deve essere coperto, bisogna fare in modo che questo avvenga in modo adeguato alla valenza culturale dell'opera di Piffrader ». Il sindaco di Bolzano, Luigi Spagnolli «perfeziona» la già anticipata disponibilità sui relitti fascisti, con un passo in più, sulla scia di quanto prefigurato direttamente dal presidente altoatesino Luis Durnwalder. Il Landeshauptmann l'altra sera davanti alle telecamere di Sender Bozen aveva spiegato come al posto di togliere il bassorilievo di piazza Tribunale, sarebbe più opportuno forse lasciarlo lì ma «coprirlo» con una parete che di fatto lo «nasconda» al pubblico. Una barriera che di fatto permetterebbe un corridoio retrostante, ad uso di chi volesse visionare l'opera. Se ne è parlato anche ieri sera nella riunione di maggioranza comunale, alla fine della quale in serata il sindaco ha sintetizzato la giornata: «La Provincia ha avuto dal ministro Bondi il mandato di rimuovere il Mussolini a cavallo, sentite le diverse componenti della popolazione spiega Spagnolli come ho sempre detto, ritengo che se è il prezzo da pagare per condividere la storicizzazione del monumento alla Vittoria e degli altri monumenti oggetto di conflitti etnici credo che Bolzano possa accettare di farsene carico, purché ciò avvenga nel rispetto della valenza culturale dell'opera di Piffrader ». La via prefigurata «Incaricare un artista di proporre una soluzione di qualità che copra o "nasconda" il Mussolini a cavallo può essere il modo adeguato», conclude Spagnolli. Interviene anche Claudio Lucchin, uno degli architetti che più sta lasciando un'impronta nella Bolzano di inizio terzo millennio. «Sono indignato di come la maggior parte della classe politica italiana, magari solo per dar contro al ministro Bondi, stia difendendo il bassorilievo di Mussolini come si trattasse di chissà quale baluardo dell'italianità spiega il professionista così come il monumento alla Vittoria è di fatto un "arco di trionfo", un'opera sotto la quale passano delle truppe in entrata in un territorio, il bassorilievo raffigura, ricordiamocelo tutti, un "condottiero", con tanto di slogan "Credere - Obbedire - Combattere". Vogliamo ancora essere legati a questo?». Il discorso di Lucchin si allarga a concetti più ampi: «Il concetto che un'opera seppur inneggiante a un regime possa essere inquadrata nel passato, potrei capirla per reperti di secoli fa, ma la "storicizzazione" in questo caso non si è ancora compiuta In tanti ricordano ancora cosa ha fatto il fascismo in Alto Adige e non solo: dalla cancellazione della lingua tedesca agli atti di confino, per dirne alcune. E poi c'è gente che ancora dice che il fascismo dovremmo ringraziarlo perché qui ha portato l'industria (riferimento all'ex sindaco Benussi, ndr)? Troppo facile, qualunque dittatore ha fatto almeno una cosa positiva, ma per questo non è che bisogna salvarlo per sempre». Aggiunge Lucchin: «Mi considero un sudtirolese di lingua e cultura italiana e se qui viene un turista che so, norvegese, non voglio che, vedendo il bassorilievo di Mussolini pensi che qui la gente lo ha voluto mantenere perché ci si riconosce in esso spiega ancora il professionista non dico di distruggerlo, ma di spostarlo sì». Nel frattempo però è arrivata la proposta di Dumwalder di «coprirlo» con una parete. Qui Lucchin è possibilista «Potrebbe anche essere una soluzione spiega in questo caso sarebbe bello se sulla nuova parete esterna fosse allestita una nuova opera d'arte, che inneggi alla convivenza etnica». Parole dette a distanza e qualche ora prima che il sindaco poi esternasse un'analoga idea. Per Lucchin, infine, la comunità italiana «dovrebbe fare in modo di farsi apprezzare di più per quello che fa, per come contribuisce allo sviluppo di questa terra, con il lavoro e quant'altro, non perla difesa di questi simboli sconfitti dalla storia».