Si è aggrappato a una statua di Orsanmichele, staccandone un pezzo di marmo. Un uomo con problemi psichici ha danneggiato domenica sera una delle opere che ornano i tabernacoli all'esterno della trecentesca chiesa fiorentina. La scultura, che raffigura San Marco, è una copia di un'opera di Donatello (custodita all'interno di Orsanmichele). La sostituzione è stata fatta nel 1990: la copia è stata realizzata con una miscela di polvere di marmo, cemento, sabbia e plastica. L'uomo, 49 anni, poi trasportato in ospedale, ha danneggiato la statua: probabilmente per urinare, si è arrampicato sul tabernacolo e - con una mano - si è tenuto aggrappato alla scultura, staccando un pezzetto del mantello della statua. A chiamare la polizia sono stati alcuni passanti. Quando gli agenti sono arrivati sul posto hanno notato l'uomo che tentava di scappare. Mentre correva, ha lasciato cadere a terra un pezzo di marmo bianco. Subito gli agenti lo hanno bloccato e trasportato in ospedale. Il frammento di marmo combaciava perfettamente col pezzo mancante dalla statua: il 49enne è stato denunciato dalla polizia per danneggiamento. Questo non è il primo atto vandalico contro i monumenti toscani. Il più clamoroso avvenne il 14 settembre 1991 quando nella Galleria dell'Accademia un uomo prese a martellate il piede sinistro della statua del David di Michelangelo. Protagonista del gesto fu Pietro Cannata, pittore mancato diventato "sfregiatore" di opere d'arte. Cannata venne arrestato, ma tornò poi a casa: una perizia stabilì infatti che non si trattava di persona pericolosa. Due anni dopo Cannata colpì nuovamente, stavolta a Prato: il 13 ottobre scarabocchiò con un pennarello l'affresco di Fillippino Lippi «Le esequie di Santo Stefano» custodito in Duomo; il 15 dicembre danneggiò irrimediabilmente con un temperino la tela «L'Adorazione dei Pastori» di Michele di Raffaello delle Colombaie, in Santa Maria delle Carceri. Fu così che Cannata finì per la prima volta al manicomio giudiziario: al giudice disse di essersi pentito ma, spiegò, «non posso promettere che non sfregerò mai più un'opera: sarebbe come chiedermi di fare l'amore con un uomo o promettere che non prenderò più a pedate i sassolini che trovo per strada». Nel 1997 Cannata minacciò che sarebbe tornato a colpire. Attese fino al 26 gennaio 1999 quando, con un pennarello, scarabocchiò il quadro di Pollock «Sentieri ondulati» alla Galleria nazionale di arte moderna di Roma. «Era l'unico modo per poter parlare con un magistrato» disse, spiegando anche che avrebbe voluto danneggiare un dipinto di Piero Manzoni.