Roma. E' allarme tra gli storici e gli appassionati del Medioevo. Infatti, l'Istituto storico per la storia del Medioevo rischia grosso. I tagli ai fondi mettono a repentaglio la vita della prestigiosa istituzione statale. Il contributo pubblico, nel 2011, scende da 190mila a 157mila euro. Un colpo durissimo come denuncia il presidente dell'Istituto, professor Massimo Miglio e come scrive nell'articolo che pubblichiamo qui sotto il professor Franco Cardini. Grave danno all'attività culturale, ovviamente, ma anche preziosi posti di lavoro persi. In realtà una soluzione si intravede all'orizzonte, ma i tempi lasciano tutta la vicenda ancora estremamente incerta. Sostiene Francesco Giro, sottosegretario ai Beni culturali, che l'Istituto avrà (così come altri enti importanti pubblici) un contributo di ben 500mila euro. Il problema, però, come spiegano sia Miglio che il senatore del Partito democratico Roberto Della Seta, è che i finanziamenti arriveranno solo a partire da aprile 2012, lasciando un rischioso problema di sopravvivenza per più di un anno. L'approvazione, infatti, è in prima lettura e occorrerà vedere quando verrà approvato il disegno di legge. L'opposizione, ovviamente, non contesta il provvedimento, ma chiede soluzioni più immediate. Per salvare l'ente e i posti di lavoro. Allora: vogliamo o no cominciar sul serio a celebrarlo, questo Centocinquantesimo dell'unità? In casi come questi, si parte sempre dalla storia e dai simboli. Pensiamo dunque alle cattedrali, ai palazzi pubblici; ma anche come hanno fatto Verdi e Carducci prima della Lega alla battaglia di Legnano; o magari ai Vespri Siciliani, o al Palio di Siena, o a una delle tante feste che riempiono le nostre città di balestrieri e di sbandieratori. Insomma, da qualunque parte ci si giri, la nostra storia e il nostro folklore Aspettando la soluzione Il sottosegretario Francesco Giro: «Avranno un sostegno significativo di 500mila euro». Ma solo dal 2012 ci parlano di medioevo: che d'altronde si sta presentando come un ricco business, che trionfa perfino nei "giochi di ruolo". Eppure, la ricerca storica relativa a quel periodo ch'è una così fiorente gloria del paese sta per essere compromessa per decisione ministeriale, in seguito ai "tagli" sui contributi pubblici tabellari imposti dalla Finanziaria. Ora, non è certo una novità che il Ministro Tremonti abbia infierito su tutti gli aspetti della nostra vita intellettuale e artistica. Ma, quando si parla poco di spese per la cultura, in genere si dà la precedenza al cinema e al teatro: e magari ci si ferma lì. Il punto è che nel nostro paese esiste si può dire fin dall'avvio dell'unità nazionale una Giunta Centrale per gli Studi Storici, che coordina le ricerche di tale settore svolgendo un'attività promozionale di varia natura dislocata in vari Istituti (per l'Età Antica, per il Medioevo e così via). Prendiamo l'Istituto Italiano del Medio Evo, con sede a Roma nel prestigioso Palazzo Borromini. Un'istituzione pubblica (non un semplice, quanto si voglia benemerito, "istituto di cultura"), che vive, tiene aperta una scuola specialistica, pubblica libri che vengono acquistati anche all'estero, possiede un'imponente biblioteca: il tutto con un bilancio di meno di 200.000 euri, che i recenti "tagli" hanno ridotto di circa il 25. L'Istituto svolge la sua attività pubblica grazie al duro lavoro di appena cinque funzionari, pagati (poco e male) dallo Stato. Ma il governo attuale non aveva il diritto di ridurre il suo contributo a dimensioni che impediscono le funzioni di una realtà che appartiene a tutti: quei "tagli" non potevano in quello specifico caso essere applicati. Punto e basta. Che cosa credete che sia successo? Inciucio all'italiana. Il Ministero ammette l'errore, ma i suoi dirigenti si rifiutano di documentarlo fornendone una valutazione quantitativa: che sarebbe essenziale per ottenere un fido bancario. Il "tengo famiglia" di un qualche mammasantissima ministeriale che non vuol rischiare conseguenze che sarebbero comunque irrilevanti lascia senza i dovuti mezzi di sussistenza cinque famiglie. E il signor Ministro? Nulla: come se fosse stato sepolto dal crollo di un muro di Pompei.
Danno un taglio al Medioevo. Drastico calo dei contributi. A rischio l'attività del prestigioso istituto storico
L'Istituto storico per la storia del Medioevo, un ente pubblico di prestigio, rischia di essere colpito duramente dai tagli ai fondi. Il contributo pubblico scende da 190mila a 157mila euro, un colpo durissimo per l'attività culturale e per i posti di lavoro. Tuttavia, il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro sostiene che l'Istituto avrà un contributo di 500mila euro, ma solo a partire da aprile 2012, lasciando un problema di sopravvivenza per più di un anno. L'opposizione chiede soluzioni più immediate per salvare l'ente e i posti di lavoro.
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