Il crollo della Caserma dei gladiatori a Pompei poteva capitare a qualsiasi ministro. Anche a me che ho tenuto il dicastero del Collegio Romano fra il 1995 e il 1996 nel Governo Dini. Pompei non è un problema di soldi. Ne sono arrivati anche troppi negli ultimi 20 anni. Pompei è un problema di contesto. Ha la sfortuna di trovarsi al centro di un'area che è fra le più degradate d'Europa dal punto di vista della legalità, dove mancano gli standard minimi di civiltà amministrativa, politica, sindacale. Non importa aver letto Saviano per saperlo. Dispiace dirlo, ma sfido chiunque a negare che io abbia ragione. Aver fatto del crollo della Caserma dei gladiatori l'argomento per la sfiducia a Bondi è quindi pretestuoso e ipocrita. Capisco le ordalie, le rese dei conti, la guerra senza esclusione di colpi perché «questa è la politica, bellezza...!». Che si lascino stare però gli aurei principi della prevenzione, della manutenzione, della valorizzazione. Il fatto è che la cultura, e non da ora ma da alcuni decenni, sta nel cono d'ombra del governi, sia di destra sia di sinistra. Se c'è da tagliare è sui capitoli della cultura che si taglia. Succede anche all'estero. I soldi sono pochi ma quel che è peggio sono gestiti male. Troppi residui passivi, sprechi, burocrazia inutile e parassitaria, troppe riforme che inseguono le riforme e continuamente dissestano e scompaginano l'assetto delle Soprintendenze statali. Al ministro Bondi è stato fatto carico di un dissesto che viene da lontano e che ha molti responsabili. Anche noi che abbiamo servito per tanti anni nell'amministrazione dei Beni culturali abbiamo le nostre responsabilità. Non fosse altro perché non abbiamo saputo contrastare con sufficiente efficacia la pericolosa deriva. Abbiamo preferito coltivare la nostra vanità di studiosi con le mostre, con i clamorosi restauri che vanno sui giornali e in Tv, con le pubblicazioni che ti danno notorietà. L'occasione della sfiducia a Bondi avrebbe potuto essere una presa di coscienza e una riflessione a tutto campo sulla politica della cultura negli ultimi trenta anni. È stata soltanto una resa dei conti politica ad personam, tanto inutile quanto imbarazzante. Un'altra occasione sprecata.