Appello dell'associazione a favore della ex sede della Banca d'Italia. Sabato raccolta di firme per salvare il gioiello palladiano Sabato prossimo la sezione udinese di Italia Nostra raccoglierà le firme per chiedere un ripensamento sulla vendita di palazzo Antonini, già sede della Banca d'Italia. Appuntamento alle 16 in via Canciani. L'annuncio è accompagnato da un documento che qui sotto pubblichiamo in ampia parte e in cui Italia Nostra motiva la sua iniziativa. Fin da quando è cominciata a circolare la notizia che palazzo Antonini era inserito tra gli edifici dei quali la proprietà intendeva disfarsi, a seguito anche di una politica di ridimensionamento delle sedi istituzionali, la sezione udinese di Italia Nostra ha portato il problema all'attenzione pubblica, organizzando un incontro al quale parteciparono tra gli altri il direttore della sede di Udine della Banca d'Italia e l'assessore all'urbanistica del Comune, Maria Grazia Santoro. Due erano secondo l'associazione i rischi per il palazzo in caso di vendita: quello di un abbandono dell'immobile, con conseguente deterioramento nel periodo di tempo precedente l'eventuale passaggio di proprietà, e l'oggettiva difficoltà di trovare sul mercato un acquirente disposto a ottemperare alle limitazioni imposte dal vincolo posto sia sul!' edificio che sul giardino storico. La riunione si chiuse con una assicurazione da parte della proprietà in termini di attenzione e il generale plauso da parte di tutti i convenuti nei confronti della Banca d'Italia che per decenni aveva conservato alla perfezione una splendido edificio. Unanime era stata poi la richiesta di un ripensamento che resta valida, ora che la scelta in favore della vendita è diventata ufficiale: ma ci sono ancora elementi che autorizzano ad avere fiducia. Nella lettera di risposta all'appello lanciato dalla presidente nazionale di Italia Nostra, il direttore del Servizio Gestione Immobiliare della Banca d'Italia ha spiegato che si sta cercando un advisor per la gestione della dismissione d i tutti gli immobili da alienare, ma ha altresì ricordato che in quanto vincolato palazzo Antonini è soggetto al controllo del Ministero dei Beni Culturali che potrebbe esercitare il diritto di prelazione. Il funzionario ha poi ricordato che in subordine il diritto di prelazione può essere esercitato da Regione, Provincia e Comune. Oltre al vincolo ci sono altri elementi di oggettiva difficoltà perla vendita, a cominciare dal prezzo da attribuire a un immobile che è firmato da uno dei più grandi architetti di tutti i tempi. Se sul mercato venisse messo all'asta un Raffaello o un Tiziano di quelli conservati in museo (tanto per fare cassa ma i tagli alla cultura potrebbero far venire la tentazione a qualche direttore alla disperata ricerca di fondi) quale sarebbe il prezzo di partenza e soprattutto chi potrebbe stabilirne il valore? Il tema della destinazione d'uso è comunque centrale per il futuro di palazzo Antonini, ma per individuarne la vocazione è necessario ripercorrerne la storia: da abitazione privata voluta da una famiglia che intende confermare il proprio ruolo e celebrarsi, a sede periferica della Banca d'Italia grazie alla lungimiranza di Bonaldo Stringher. L'edificio storico conserva tuttora una spiccata vocazione di rappresentanza, soprattutto i due grandiosi saloni a pianoterra - l'atrio tetrastilo - e al primo piano: chi ha avuto la fortuna di visitare il palazzo non può dimenticare la forza di quegli spazi, la loro misurata grandiosità che non annichilisce chi li percorre, ma traduce alla perfezione il senso di monumentalità. Se si parte da qui allora il passo successivo diventa scontato, tale destinazione deve restare o essere valorizzata: qualora l'attuale proprietario decidesse di rinunciare alla vendita, palazzo Antonini potrebbe diventare la straordinaria cornice di seminari e incontri di economisti e banchieri. Tale utilizzo potrebbe avere positive ricadute su Udine, senza contare il fatto che palazzo Antonini dovrebbe entrare di diritto nei giri turistici cittadini (oltre a Tiepolo anche Palladio mica male?). Qualora la Banca d'Italia intendesse comunque procedere alla vendita bisognerà vigilare con molta attenzione onde evitare che l'edificio finisca nelle mani sbagliate, ma sarebbe molto meglio che la procedura venisse interrotta sul nascere. In prima battuta, quindi, Italia Nostra chiede alla Banca d'Italia di ripensare alla vendita. Qualora non fosse possibile, fin d'ora dichiara che cercherà con ogni mezzo di fare pressing sull'acquirente perché rispetti e anzi valorizzi l'immobile. Ma palazzo Antonini è anche la cartina al tornasole di un progressivo impoverimento dell'appeal del capoluogo friulano, che dispone di un patrimonio immobiliare di pregio che dovrebbe essere valorizzato: a chi si lamenta dello svuotamento del centro storico, si potrebbe far presente che il rilancio è frutto di un mix di azioni, dai parcheggi ai prezzi d'occasione, senza contare che una casa vuota o abbandonata non esercita attrattive di sorta. Se si ripensa al degrado in cui si trovava qualche tempo fa piazza San Giacomo e si considera la vitalità di questi ultimi anni, una parte del merito va ascritta al restauro dei palazzi che vi si affacciano e creano una cortina architettonica di prim'ordine. Qualunque iniziativa che si tenesse in una cornice poco decorosa sarebbe destinata a non avere successo, quindi il recupero degli edifici diventa strategico. Si può aderire alla campagna anche via e mail Italia nostra afferma che sono tanti, troppi gli edifici di pregio inutilizzati o ancora in attesa di una nuova destinazione d'uso a Udine. «Diciamo dunque basta - afferma l'associazione - al progressivo impoverimento della città e impediamo che uno dei suoi gioielli come palazzo Antonini sia svenduto». Per dare l'adesione a questa campagna, oltre alla firma al banchetto, sabato prossimo, si può inviare una mail al seguente indirizzo: udineitalianostra.org, indicando nell'oggetto "Salviamo palazzo Antonini, no alla svendita". Alla raccolta di firme ha già dato la propria adesione l'associazione Borgo Gemona che ha inteso così dimostrare la propria solidarietà all'iniziativa promossa da Italia Nostra
Udine. Italia nostra: non svendere palazzo Antonini
Sabato prossimo la sezione udinese di Italia Nostra raccoglierà le firme per chiedere un ripensamento sulla vendita di palazzo Antonini, già sede della Banca d'Italia. L'associazione afferma che la vendita potrebbe portare a un abbandono dell'immobile e difficoltà nel trovare un acquirente disposto a rispettare le limitazioni imposte dal vincolo. Il direttore del Servizio Gestione Immobiliare della Banca d'Italia ha spiegato che si sta cercando un advisor per la gestione della dismissione di tutti gli immobili da alienare, ma ha anche ricordato che il palazzo è soggetto al controllo del Ministero dei Beni Culturali.
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