Senza tutela o, sebbene vincolati dallo Stato, comunque in condizioni di abbandono. Sono le chiese, le torri e le abbazie disseminate per la Puglia: a indicare alcune emergenze larcheologo Giuliano Volpe e lo storico Maurizio Triggiani. NON ha certo avuto leco mediatica del caso Pompei. Eppure, fatte le dovute proporzioni, il crollo nelle settimane scorse della taverna dei teutonici nellabbazia di San Leonardo, a Siponto, ha drammaticamente riacceso i riflettori su una Puglia indifesa. Ovvero su un patrimonio disseminato sul territorio che, secondo le rilevazioni alla base della Carta dei beni culturali, conta, città escluse, qualcosa come undicimila siti di interesse culturale. E qui si parla di luoghi spesso nemmeno sottoposti a vincoli o, comunque, vincolati sulla carta e condannati invece a una fine certa nella realtà. Ne sa qualcosa larcheologo Giuliano Volpe, rettore dellUniversità di Foggia: «Mi viene da pensare, prima di tutto, al caso di Montecorvino, lì dove restano le tracce di una città di fondazione bizantina e miracolosamente, sebbene crollata per metà, si svetta una torre alta trenta metri. Lintera area è ancora di proprietà privata e, pur essendo sottoposta a rischio di definitiva distruzione, non è propriamente vincolata. Ma lo stesso sito di Castel Fiorentino pur essendo passato alla storia come il luogo in cui morì Federico II versa in stato di completo abbandono e, nonostante sia stato oggetto di campagne di scavo, non ha nulla che possa renderlo riconoscibile come area archeologica protetta». Due esempi che, premette Volpe, non rappresentano che la punta di un iceberg. «La lista potrebbe continuare allinfinito se pensiamo - spiega - a quanti insediamenti fortificati restano fra i Monti Dauni, come Dragonara e Tertiveri, ma pure gettando lo sguardo su siti ben noti come Canne e gli eremi dellabbazia di Pulsano a Monte SantAngelo, orfani di reali forme di valorizzazione, o, ancora, il ponte romano della via Traiana sullOfanto, abbandonato da tempo alla sua sorte. Per non parlare di Herdonia, una città abbandonata scavata per quarantanni e ancora di proprietà privata: nonostante il suo valore non è mai stata acquisita dallo Stato». A fronte di uno scenario disarmante uninversione di rotta, assicura Volpe, potrebbe giungere dal piano paesaggistico regionale. «Se ne attende ora lapprovazione del ministero per i Beni culturali perché - chiarisce - ladozione del piano pone finalmente una serie di norme di tutela per il patrimonio culturale che, sebbene non si tratti dei veri e propri vincoli della legge dello Stato, rappresentano pur sempre misure di garanzia e protezione. Ma anche iniziative come la campagna dei Luoghi del cuore del Fai che ha visto al primo posto assoluto labbazia di Pulsano e, in quarta posizione, la fortezza di Lucera, sono segnali incoraggianti sul fronte della partecipazione e della sensibilizzazione dellopinione pubblica, sì da spingere le istituzioni a farsi carico delle proprie responsabilità». La conoscenza della localizzazione e del valore di un sito dinteresse culturale è del resto il primo presupposto, rivendica lo storico dellarte Maurizio Triggiani, «perché non si ripeta quello che accadde nel 2002 a Bitonto quando, durante i lavori per lampliamento di una strada comunale, venne abbattuta la chiesetta di SantAneta, risalente al XII secolo». Unarea, quella del Barese, che Triggiani conosce bene, in qualità di autore, per i tipi di Edipuglia, del volume Insediamenti rurali nel territorio a Nord di Bari dalla tarda antichità al Medioevo, libro che, precisa lo stesso sottotitolo, propone un repertorio dei siti e delle emergenze architettoniche. «E la stessa città di Bari - dice Triggiani - è densa di esempi tristemente eloquenti: a fronte di un elenco di oltre un centinaio di siti "minori", sottoposti a vincoli e segnalazioni, la quasi totalità necessita di interventi di manutenzione e restauro che vengono ignorati per lassenza di fondi. E qui il caso più emblematico è forse quello della chiesetta di San Giorgio Martire, che risale al XII secolo e versa in condizioni di abbandono e degrado a dir poco indecorose. Ma lintero tessuto urbano ed extraurbano è pieno zeppo di testimonianze rilevanti nella storia della città, dal casale di Lucignano, dimenticato nellarea della ex Alco, fino a Torre La Monaca, un piccolo sito fortificato vicino lo stadio San Nicola del quale le cronache locali parlavano già nel 1156». E presto i beni culturali da proteggere troveranno rifugio sul Web. «Con un sito intitolato proprio "Puglia In-Difesa" che - annuncia Triggiani - a breve sarà attivo e si legherà al portale www.storia medievale.net: avrà lo scopo di raccogliere articoli, segnalazioni e video su quelli che sono i beni presenti nella nostra regione, con lintento non solo di denunciarne lincuria, ma soprattutto di segnalare e far conoscere, monumenti, aspetti paesaggistici e siti archeologici che attendono tutela. Accadrà grazie allimpegno dellassociazione del Centro studi normanno-svevi e del medievista Raffaele Licinio, a coronamento di un lungo percorso comune di esplorazione del territorio avviato negli anni passati durante numerose giornate di studio».