La formula Aaf da Londra in via Tortona Tra i 100 brand più cool dInghilterra, diffusa in 10 città del mondo, ora arriva a Milano: "Una proposta alternativa per giovani e famiglie" Al Superstudio Più la Affordable Art Fair: 60 gallerie, prezzi per (quasi) tutte le tasche CRISTIANA CAMPANINI Tutto è pragmatico, semplice, limpido, very english. In controtendenza con il dorato mondo dellarte contemporanea, non esistono vip lounge, né chef stellati al vernissage. La Aaf - Affordable art fair, da domani a domenica al Superstudio (stasera vernice a inviti, ore 18-22), si distingue come low cost e bandisce vezzi di esclusività. Nata a Londra undici anni fa, oggi è una corazzata che conta 800mila visitatori e vende per 130milioni di euro. Considerato uno dei 100 brand più cool dInghilterra, si è diffuso in 10 città, da Amsterdam a Singapore. A Milano sbarca con 60 gallerie, di cui 20 straniere. Le opere, di artisti viventi, hanno prezzi in chiaro e calmierati, da 100 a 5mila euro. Affordable significa conveniente, ma anche accessibile, parolina magica del marketing della rete. E ogni scelta è calibrata sul tema. Ci sono spazi e laboratori per bambini, musica diffusa, workshop per conoscere le tecniche artistiche e servizi gratuiti dimballaggi. Lofferta è ampia ed eterogenea. Per questo può essere senza dubbio incostante, ma anche nascondere sorprese. Ci sono i nuovissimi multipli, realizzati dallHangar Bicocca con artisti come Alfredo Jaar e Carlos Casas, oppure le foto della galleria Forma. Ma anche un piccolo disegno di Marzio Tamer, oppure una stampa vintage di Angelo Frontoni, maestro del ritratto fotografico da Cinecittà a Hollywood. E poi pittura, collage, scultura. Gli eventi collaterali sono ridotti allosso per non distrarre il visitatore dalla meta: una mostra di Young talents con opere di neolaureati di Brera, un contest che invita a disegnare lo spazio con un nastro rosa e a scattare, le foto migliori sono su Facebook. Insomma, lingranaggio pare oliato per mettere lopera sottobraccio al visitatore. E sembra che funzioni. Le statistiche dicono che a Londra Aaf trasformi un visitatore su cinque in acquirente: qui la fiera è un evento per famiglie, si ripete due volte lanno e ha 240 espositori e 50mila visitatori. Il fondatore è Will Ramsay, gallerista londinese di Wills Art Warehouse, spazio che già 15 anni fa esponeva i prezzi e coinvolgeva giovani con eventi in galleria. Per avere successo Ramsay intuiva di dover abbattere le barriere dellarte, ampliarne il pubblico, troppo lento nel rinnovarsi. Imprenditore a 360 gradi, spazia da una rassegna di alta cucina alla gestione di un club del Polo, è considerato un mago della rinascita delle fiere, dopo aver lanciato anche Pulse e lHong Kong art fair. «L80 del nostro target è costituito da persone tra i 30 e i 45 anni» spiega il direttore di Aaf Milano, Marco Trevisan. «Ci sono giovani professionisti, manager e creativi con possibilità economiche e un certo interesse per larte. Sono persone che non hanno legami con il mondo delle gallerie, che appare spesso come un circolo privato. Siamo a Milano perché è il bacino migliore in Italia. Troppi giovani non entrano in galleria, non chiedono i prezzi perché si sentono esclusi. E questo accade molto più qui che a Londra o a New York».