Nella capitale un altro prezioso gioiello libero dalle transenne: è la Casa delle Vestali, disponibile ai visitatori Rimesso a nuovo anche un ampio tratto della Via Nova, il rettilineo che segue le pendici del Palatino: il colpo d'occhio ormai è veramente splendido Dopo la Vigna Barbeiini, le Arcate Severiane, il Tempio di Venere e Roma si è aggiunto nella capitale un altro prezioso nel complesso Foro Palatino: la Casa delle Vestali, che il pubblico potrà ammirare dopo decine d'anni di sbarramenti e transenne. Ma non solo. E' di nuovo percorribile anche un ampio tratto della Via Nova, un tracciato pressoché rettilineo che segue le pendici nord-occidentali del Palatino da cui si scende alla Casa delle Vestali. "Vengono restituiti al pubblico circa tre ettari del Foro Romano", precisa la soprintendente Anna Maria Moretti. Due interventi distinti, ma complementari, condotti a termine dopo un lungo e complesso lavoro di restauro conservativo della Soprintendenza archeologica finanziato con fondi ordinari, Arcus e del Commissario dell'area archeologica centrale. Splendido il colpo d'occhio. E' visibilmente soddisfatta Maria Antonietta Tomei che ha la responsabilità del Palatino e del Foro. "Se si possono aprire nuovi percorsi è per la disponibilità del personale, mediamente sono solamente 22-23 persone a turno". E ne servirebbero molte di più, lascia intendere. La strada che scende verso il Foro doveva essere ricca di tabernae che, una volta bonificate e restaurate, serviranno a esporre reperti ritrovati nella zona. Due sono già pronte. Espongono un grande frammento di pavimento a mosaico a tessere bianche e nere e il torso di una tigre in alabastro orientale con inserti di marmo bigio che simulano il mantello screziato del felino. La scultura doveva trovarsi nei giardini del palazzo imperiale. Al tempo, infatti, erano molto di moda gli animali esotici in funzione decorativa. La strada che vediamo oggi dovrebbe risalire alla sistemazione successiva all'incendio neroniano del 64 d.C. Su di essa prospetta l'ampio e scenografico fronte della Domus Tiberiana, il primo dei palazzi imperiali concepito in maniera organica e monumentale. La facciata in età flavia era più arretrata, ma in epoca adrianea venne estesa fino ad affacciarsi sulla Via Nova che domina per lungo tratto, con la sequenza delle sue snelle arcate che si elevano in doppia fila superando i venti metri di altezza. Proprio di fronte si apre la scala che conduce in basso alla Casa delle Vestali. Perle "Ci stiamo abituando a queste perle sul Palatino, ma la più bella e importante è la Casa delle Vestali", sottolinea il professor Andrea Carandini, che ha dedicato 25 anni di ricerche e scavi a ricostruire la storia di Roma delle origini. Fin da epoca protostorica Vesta e i Lari proteggevano la casa, ma non esisteva un focolare comune. "Il culto di Vesta è un culto cittadino, di tutti, che segna l'inizio della città di Roma", prosegue Carandini, facendo notare che "in questo mezzo ettaro di Palatino si svolge un culto durato 1150 anni che termina con l'editto di Teodosio. La casa verrà abitata fino al VI secolo ma non dalle Vestali". Le rovine della dimora delle Vestali risalgono a un'epoca tarda, all'ultimo restauro avvenuto sotto Settimio Severo. Era una specie di moderno collegio tutto al femminile articolato intorno a un cortile giardino circondato da portici, una sorta di peristilio, intorno al quale si disponevano gli ambienti. L'edificio doveva essere costruito su due piani con le stanze delle Vestali, i servizi, il mulino con una mola, il forno, la cucina, un grande ambiente coperto da una volta, il tablinum, e sul lato opposto il triclinio. Al centro del cortile un grande bacino rettangolare e ai lati due più piccoli, di forma quadrata, con l'acqua. Attorno, su alti pilastri le statue di epoca imperiale delle Vestali Massime poste a capo dell'ordine religioso. Le iscrizioni sulle basi ne celebrano le virtù, ma una è abrasa. Potrebbe riferirsi, ipotizza la Tomei, a una donna che forse non aveva rispettato il voto di castità. Le sacerdotesse, consacrate al culto ancestrale di Vesta e a mantenere acceso il fuoco sacro, avevano infatti questo obbligo. Erano scelte dal pontefice massimo fra le bambine fra i sei e i dieci anni di famiglie patrizie e prive di imperfezioni fisiche, ma non vivevano in clausura, accompagnavano il pontefice massimo nelle cerimonie con tutti gli onori e, se un condannato a morte le incontrava, otteneva la grazia. Godevano inoltre di molti privilegi, ad esempio quello di non essere sottoposte alla patria potestà. E, dopo trent'anni, tornate, si potrebbe dire, allo stato "laicale", potevano anche sposarsi. L'intervento sulla Casa delle Vestali diretto da Maddalena Scoccianti ha interessato tutta l'area, con consolidamento e restauro degli intonaci antichi, restauro delle vasche, delle tubature, dei sedili in muratura, delle statue, dei marmi e dei pavimenti in mosaico e marmo. Dopo la pulizia e i diserbi, la messa in opera di reti, dissuasori e grate per allontanare gli uccelli, la tinteggiatura delle parti in ferro, il tocco finale è venuto con la sistemazione del verde da parte di Antonella Tomasello dell'Ufficio giardini, in armonia e sull'esempio di quanto ad inizio del Novecento aveva fatto l'archeologo Giacomo Boni. Un'aura romantica data dalle rose canine che contornano gli invasi d'acqua e dai rampicanti impiantati con qualche difficoltà, vista la stagione. La nuova segnaletica progettata dallo studio di Michele de Lucchi rende finalmente più comprensibile il percorso. Più problematico, complesso e importantissimo l'intervento sulla Domus Tiberiana. Una quarantina d'anni fa alcuni crolli delle murature, finiti sulla sottostante Via Nova, riproposero l'annoso tema della tenuta statica dell'intero complesso, un problema fin dall'antichità dovuto a motivi costrittivi e idrogeologici del terreno. Un lento scivolamento delle strutture, poggia sul tufo e l'argilla, dovettero verificarsi già in epoca antica, come si rileva da certe correzioni apportate alle murature e dagli imponenti contrafforti di età Severiana. Lo stesso ampliamento della domus verso il Foro voluto da Adriano aveva forse lo scopo di contenere la costruzione. Se a questo si aggiungono i terremoti, si comprende perché sul Palatino si concentra il massimo dell'attenzione e delle preoccupazioni degli archeologi. Per questi motivi la Domus Tiberiana è oggetto di osservazione continua e richiede ingenti fondi. "E' molto importante capire cosa avviene", dice l'architetto Maria Grazia Filetici che l'ha in cura da anni e che lavora al miglioramento strutturale mediante "interventi minimali" con "tecniche e materiali tradizionali" e massimo impegno nel controllo delle reti e dei sistemi di smaltimento delle acque. In pratica si procede a un'opera di consolidamento localizzato, di ricucitura e puntuale ripristino delle murature sulla base di un monitoraggio continuo e della comparazione dei dati nel tempo. Solo così, dicono i tecnici, sarà possibile arrivare alla soluzione del problema. E il sottosegretario Francesco M. Giro annuncia per marzo l'apertura della Rampa di Domiziano che metteva in collegamento il Foro con la Domus Tiberiana, la mostra su Nerone che si terrà, oltre che al Colosseo, alla Curia e al Tempio di Romolo. E' in corso, inoltre, il restauro del Lapis Niger dove si radunavano i comizi, fulcro della vita politica, speculare al Tempio di Vesta, centro della vita religiosa. Si pensa a un concorso di idee per la copertura da realizzare entro l'anno. "Una priorità assoluta, una fonte di entrate" Andrea Carandini, 25 anni di ricerche e scavi, ha detto che quella della Casa delle Vestali è "l'occasione per sperimentare per la prima volta un sistema di didascalie informative del Palatino e del Foro che aspettavamo da decenni, altro segnale della fattiva collaborazione fra il commissario Roberto Cecchi e la sovrintendenza. Si potrà così illustrare come era fatto e dove era il primo santuario di Vesta, un complesso sacrale molto importante sepolto da Nerone dopo il '64: l'abbiamo scavato, scoprendo che risale proprio alla metà dell'VIII secolo a.C.: un altro tassello che pone così l'origine di Roma in quell'epoca, perché il culto di Vesta è l'indizio che è nata una città". Ma, attenzione, c'è il rischio di rallentamenti e interruzioni: "Noi adesso dobbiamo completare questo lavoro che ha dato tanti risultati e tante pubblicazioni ma non possiamo farlo perché il rettore Luigi Frati e l'università La Sapienza non ci hanno dato i fondi. Hanno azzoppato il merito. Ci hanno dato solo 10 mila euro: con 30 mila possiamo andare avanti con fatica, con 10 mila è impossibile. Mi auguro che il rettore trovi un modo per farci sopravvivere dopo 25 anni di ricerca". A questo punto pare sia intervenuto il sottosegretario Francesco Giro: "Ci penserò io, interverrò personalmente anche con Frati. Alla luce di tutto quanto è stato fatto e di quel che faremo abbiamo visto che l'archeologia è la priorità assoluta di Roma, perché è una grande risorsa anche economica. E' una grande sfida che il governo ha lanciato su Roma e che dobbiamo vincere".