Sempre all'avanguardia, Casoria. Dopo l'antesignana Noemi, ieri dalla città partenopea un uomo, Antonio Manfredi, ha fatto ciò che molti italiani stanno giusto pensando di fare in queste settimane: chiedere «asilo politico-culturale» alla Germania Non è uno scherzo: il direttore e fondatore del Contemporary Art Museum di Casoria (Cam), fiaccato dalla solitaria lotta contro le mafie locali, affamato dai tagli del ministro Bondi Co., e definitivamente atterrato dagli «ultimi scandalosi eventi politici nazionali» e dalla «disattenzione del governo italiano verso i beni culturali», ha dato forfait. Antonio Manfredi ha preso carta e penna e ha scritto un'accorata lettera al cancelliere tedesco Angela Merkel supplicandola di voler offrire «asilo politico-culturale» al suo Museo, trasferirlo per intero in Germania affinché possa essere «tutelato e valorizzato» come merita un tale «bene pubblico». «Ignorato dalle istituzioni locali e nazionali», scrive il direttore, «dopo 5 anni di attività di ricerca e sperimentazione, dopo aver creato una rete internazionale di contatti e coinvolto un ampissimo pubblico anche di non addetti ai lavori», e malgrado le «ripetute minacce scaturite dall'attenzione del Cam verso tematiche sociali non hanno scalfito la volontà del direttore e del suo staff di continuare a lavorare per assolvere alle responsabilità morali, sociali e culturali nei confronti di un territorio malato come quello dell'hinterland napoletano», è arrivato ora il momento di agire per «salvaguardare l'enorme patrimonio artistico e culturale finora costituito dal Cam, minacciato da possibili atti vandalici e ,dall'impossibilità di gestirlo adeguatamente senza fondi opportuni». E vista la «sensibilità del governo tedesco al bene pubblico», il livello dell'«analisi della gestione economica dei beni culturali» e la «qualità degli interventi», non ci rimane che la Germania