Dopo gli Assi viaggio nelle lacune di norme e competenze Ragni: per evitare di trovarsi di fronte a un abuso occorre una pianificazione Asor Rosa: cè una eccessiva discrezionalità locale nellapplicazione delle regole La domanda è sempre la stessa: ma come è possibile? Come è possibile che si autorizzino tralicci in una delle valli più pregiate della Toscana, salvo fare poi dietro front fra mille difficoltà? Come è possibile che un piccolo ecomostro come la nuova palazzina degli Assi spunti dal nulla in uno dei punti più belli di Firenze, e ci voglia la magistratura, attivata dallindignazione dei cittadini, per interrompere (per ora) lo scempio? Due casi diversi, due affronti allambiente ugualmente gravi. «Impossibile dire, per ora, cosa sia successo sul viale Michelangelo» riconosce lassessore regionale allurbanistica Anna Marson. Ma una cosa è certa: se le buone norme sono indispensabili, «serve, prima ancora, una vera sensibilità diffusa per il paesaggio». Anche in Toscana. Traduzione: se gli esperti della commissione paesaggistica di un Comune non hanno specifiche competenze in materia, se agli architetti si chiede solo una firma tecnica e non un minimo di responsabilità progettuale, «non stupiamoci se arriva labuso, o lobbrobrio». Ovvio che, «per evitare di trovarsi allimprovviso di fronte a un 'mostro», serva innanzitutto «una pianificazione appropriata», osserva Maddalena Ragni, direttore regionale dei Beni Culturali. E però, per dire, il piano paesaggistico approvato dalla Regione nel giugno 2009 in forma di «implementazione» (termine tecnico) del Piano di indirizzo territoriale (Pit), e riferito al Codice nazionale dei beni culturali, «ha bisogno di tante di quelle integrazioni», riconosce Marson, che alla fine bisognerà riadottarlo». Insieme alla direzione regionale dei Beni Culturali si lavora ad un protocollo di intesa Regione-ministero, ma il percorso è lungo. Si tratta di mettere ordine nella selva dei vincoli (per esempio quelli sui corsi dacqua, gli stessi dellipotetico abuso della palazzina degli Assi, secondo la procura edificata sotto un vecchio fosso «tombato»), con una ricognizione specifica di quelli delle soprintendenze, di rendere congruenti ed efficaci le prescrizioni per i centri storici e le aree pertinenti (per esempio, quella di viale Michelangelo), di imporre rappresentazioni grafiche dei progetti, e soprattutto dei contesti in cui si calano. Ma di nuovo: attenzione «a non credere che tutto si risolva sul piano normativo», insiste lassessore. Perché se le regole ci sono, «ma poi il personale non sa applicarle, o le applica come gli pare, crolla tutto». Serve, insomma, una sorta di conversione culturale, «che passi, per esempio, da una selezione accurata dei membri delle commissioni, da accordi con lOrdine degli architetti per assicurare qualità ai progetti». Lacune che denuncia anche lurbanista Paolo Baldeschi: se quello degli Assi è davvero un abuso, dice, «i casi sono due: o il piano regolatore di Firenze era fatto male perché non ha vincolato quellarea, oppure lha vincolata e allora qualcuno, nella struttura tecnica, ha chiuso gli occhi». E se poi è venuto fuori anche un orrore, la risposta va cercata «nella ex commissione edilizia del Comune malamente convertita sui nuovi bisogni tramite 'esperti, scelti magari fra geologi e periti industriali, privi di cultura del paesaggio, e che si limita a interpretazioni tecnico burocratiche dei progetti». Conferma Alberto Asor Rosa, presidente della Rete dei comitati: sul banco degli imputati, dice, «oltre a una pianificazione carente e una eccessiva discrezionalità locale nellapplicazione delle regole», cè «un bassissimo livello di consapevolezza culturale dellimportanza del paesaggio». Anche nella migliore delle regioni, che è questa. Alla luce dellesperienza, insomma (vedi il via libera del Consiglio di Stato allimpresa costruttrice delle villette di Monticchiello), non resta che un avvertimento: «Occhio a quello che ci succede intorno». Contro un 'mostro, infatti, «prima si interviene, più è probabile stopparlo». Se è già in piedi, invece, o anche solo in fieri, come la palazzina degli Assi, «si rischia di perdere anche la più giusta delle battaglie».