Il territorio è un bene collettivo alla cui formazione hanno contribuito patriziato e plebi La grammatica dello scempio. Viene scritta negli sparsi angoli della Toscana Felix, la terra che ha fatto della bellezza e della tutela del paesaggio un pezzo forte della sua identità. E trova a Firenze il banco di prova cruciale per capire fin dove si spingerà lo stato di dissonanza cognitiva, quello scarto esistente fra il rappresentarsi ancora come glinflessibili custodi della bellezza paesaggistica e il lavorare per deturpare qua e là brani di territorio. La virtù e il vizio intrecciati a operare insieme, come elementi perfettamente compatibili. È un meccanismo strano quello così innescato, che sa nemmeno dipocrisia. Anzi, cè da supporre che accanto ai palazzinari con due dita di malta sullo stomaco, e ai teorici dello sviluppo un tanto al metro cubo, allignino anche veri credenti nel culto della supremazia paesaggistica toscana e della sacralità del suo territorio. Anime autoindulgenti. Persino convinte che il loro agire sia animato dalle migliori intenzioni, quelle che consentirebbero darmonizzare le esigenze di dinamizzare il territorio (sic!) con le pratiche della conservazione. Forse anche ipnotizzate dallidea che la Toscana Felix abbia interiorizzato un grado di resilienza territoriale e paesaggistica talmente elevato da permetterle dassorbire ogni sfregio localizzato, e circoscriverlo come fosse uno sfogo cutaneo. Ché tanto poi rimane limmagine da cartolina, quella lustrata dai guru del marketing territoriale e veicolata dalle agenzie di sviluppo regionale. È dalla confutazione di queste credenze e false coscienze che bisognerebbe iniziare, mentre lallarme sullallegro assalto al territorio toscano e allarmonia del paesaggio suona con frequenza crescente. Gli scempi e gli orrori sbucano negli angoli più inaspettati. E sempre più si diffonde la sgradevole sensazione che sia tutta una questione dintervenire ex post a sanare la ferita, ma senza più possedere la capacità darginarne preventivamente gli sfregi. Perché se si osa pure laddove si pensava fosse tabù anche solo immaginare di posare una pietra, allora sorge linterrogativo: che si stia perdendo quel senso del toscano per il suo territorio? Forse è precoce avanzare una tesi del genere. Altrettanto certo è che non sia mai abbastanza presto per essere vigili, quando sono in ballo le sorti di un bene collettivo. E per i toscani il senso del paesaggio è un bene collettivo dal valore più elevato che il paesaggio stesso. Si tratta dun comune sentire alla cui formazione hanno storicamente contribuito, in egual misura, il patriziato e le plebi di Toscana. E che non ha mai preteso dappellarsi a canoni estetici formali (esiste un concetto più totalitario che quello di bello, specie laddove si cerchi dimporlo come un parametro scelto da qualcuno ma valido per la collettività?); piuttosto, esso è il frutto della stratificata consuetudine verso il paesaggio e il territorio come elementi cruciali dellessere comunità. Forse le forme espressive più visibili dellanima dun popolo. È su questo che gli scempi hanno impatto. Portando una devastazione più profonda che quella di tipo paesaggistico-territoriale.
IL SENSO PERDUTO DEL TERRITORIO TOSCANO Allarmi più frequenti, gli scempi sbucano negli angoli più inaspettati
Il territorio della Toscana è un bene collettivo che ha contribuito alla sua formazione sia il patriziato che il popolo. Tuttavia, la sua bellezza e tutela del paesaggio sono minacciate da scempi e orrori che si diffondono in tutta la regione. Gli scempi sono un meccanismo strano che unisce virtù e vizio, e sono alimentati da credenze false e coscienze autoindulgenti. La Toscana è considerata un bene collettivo dal valore più elevato del paesaggio, e la sua identità è legata alla sua bellezza e tutela del territorio. Gli scempi hanno un impatto devastante sulla regione, portando una devastazione più profonda che quella di tipo paesaggistico-territoriale.
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