Il Comune partecipa ai costi per un quarto, con i produttori privati si dividono rischi e ricavi Per riuscire ci vogliono unidea rigorosa e una messa in scena capace di provocare emozioni Dalí è da record con 330mila visitatori. Arcimboldo e gli altri, prossimamente, puntano a diventarlo. Ma dietro questi risultati cè un lavoro di anni «Fare una mostra è una via crucis. È lo stesso procedimento che si utilizza per realizzare un film, con la stessa complessità: dai sopralluoghi alla individuazione delle maestranze da coinvolgere, dal direttore luci e scenografie fino agli attori, nel nostro caso le opere». Così racconta Vittorio Trione, curatore della mostra su Dalí a Palazzo Reale che ha chiuso con un successo superiore alle attese: 330.337 visitatori, grandi code sempre, anche in piena notte come sabato scorso, con la rassegna aperta fino alle 3. Si pensava di arrivare a 170 mila visitatori, con un po di ottimismo a 200 mila. È andata anche meglio. Non come gli Impressionisti del 1996, la più visitata in assoluto, 550 mila, né come Picasso del 2001, 450 mila, ma terza probabilmente sì. «Dalí se la gioca con Caravaggio e i caravaggeschi del 2007, dobbiamo ancora fare i conti precisi ma siamo lì» dice Domenico Piraina, direttore del servizio mostre del Comune e del coordinamento attività espositive di Palazzo Reale. Che cosa cè dietro le quinte di esposizioni così prestigiose e in che modo nasce una mostra? Nasce dallincontro tra committente, in questo caso il Comune, e produttori e curatori. «I prerequisiti sono avere grandi superfici espositive attrezzate, altrimenti i musei le opere non le prestano - dice ancora Piraina - Poi ci vuole un progetto scientifico valido e nel caso di Dalí le fondazioni che detengono i diritti delle opere, e che hanno richieste da tutto il mondo, hanno scelto il nostro». Un progetto sul tema "Dalí e il paesaggio" del tutto nuovo, sul quale Trione - curatore anche dellantologica su Savinio che aprirà a Palazzo Reale il 24 febbraio - stava lavorando da tempo. E che ha proposto al Comune assieme al Sole 24 Ore, visto che rientrava bene nel macroprogetto sui «pittori visionari» pensato dallassessore alla Cultura Finazzer Flory: partito da Magritte, passato attraverso le Ninfee di Monet, approdato a Dalí e destinato a continuare con Savinio. Sono quindi i produttori privati - Skirà, Artemisia, Civita i principali - che propongono mostre per approfondire gli aspetti delineati dal Comune. Ci vuole un minimo di due anni per realizzare una mostra seria, in qualche caso anche di più, e il percorso si costruisce mattone su mattone. «Stiamo già lavorando a La Sacra famiglia dal 400 ai nostri giorni, che si terrà nel giugno 2012, e sulla mostra del 2013 che riguarda leditto di Costantino» spiega Finazzer. Ma in ballo cè pure Leonardo pittore, la grande rassegna del 2015 per lExpo: «Mi sta già impegnando con trattative, da Cracovia per avere la Dama con lermellino, a Londra per la Vergine delle rocce, a Parigi». La mostra sullArcimboldo, che aprirà il 9 febbraio, è stata pensata più di tre anni fa: questi i tempi per ottenere i prestiti. Perché per raccogliere successi una mostra, spiega Trione, deve avere «unanima di rigore, di studio, e una pelle capace di sedurre con una messa in scena che crei emozione e anche il passaparola, proprio come per i libri o i film». Ma la parte più difficile è il reperimento delle opere: «Bisogna avere unidea molto chiara, capace di catturare i direttori dei musei e i collezionisti». Non tutti prestano e non sempre si fanno pagare le opere, in operazioni che sono, ovviamente, molto costose. Per una mostra di ampio respiro ci vogliono dai due milioni ai due milioni e mezzo di euro. Il Comune di solito ci mette il 20, 25 per cento, il resto i produttori: o rischiando in proprio o trovando sponsor interessati al ritorno di pubblicità. «Se una rassegna che costa due milioni di euro fa 130, 140mila visitatori, va in pareggio» spiega ancora Piraina. Tutto quello che viene in più è guadagno. Dalì è un caso fortunato, molte mostre, infatti, sono finite in rosso. La giapponese Edo, per esempio, è andata in grave deficit, la sofisticata e bellissima sullarte islamica, proprio accanto a Dalí, ha avuto solo 30mila ingressi. Ma lì gran parte dei costi sono stati sostenuti dal paese che ha prestato le opere, il Kuwait.