"Ma con un simile provvedimento si va verso una valanga di ricorsi" "Entro febbraio in consiglio comunale le nuove norme sulloccupazione di suolo pubblico" Lassessore al commercio Davide Bordoni assicura di non voler polemizzare con Orlando Corsetti, presidente del primo municipio. Ma di una cosa è certo: «Lultima parola spetta allassemblea capitolina, sentito il parere della soprintendenza». Assessore, il consiglio del I municipio ha approvato i primi nove piani di massima occupabilità per piazze e strade del centro storico. Anche il Comune doveva approvarne venticinque. Eppure, in entrambi i casi, la strada sembra lunga. Come mai? «Perché, purtroppo, si lavora in modo disaggregato». Tutte queste competenze che si intrecciano non rischiano di far saltare i piani di tutela dei "salotti" di Roma? «Non so ancora cosa preveda la delibera del primo municipio. Mi è giunta voce, però, che ci sia addirittura il dimezzamento degli spazi allaperto fuori di bar e ristoranti. Vedremo. Speriamo sia un lavoro positivo. Se ci saranno spunti validi, li prenderemo in considerazione. Ma ripeto, la competenza è nostra». Scusi, ma non sta lavorando anche lei da due anni e mezzo a un nuovo regolamento sulloccupazione di suolo pubblico? A che punto è? «È pronto. A febbraio lo presenteremo in Consiglio comunale». Gli esercenti, però, sono sul piede di guerra. Preoccupatissimi. Sostengono che il primo municipio li stia danneggiando e che la riduzione dei tavolini metterà a rischio moltissimi posti di lavoro. «Il centro storico non è una repubblica indipendente. È un sito sensibile che bisogna tutelare, specie in un momento di crisi come questo in cui bisogna evitare di licenziare altra gente». Ma non andrebbe tutelato anche il patrimonio storico della città? «Certo. Ed è per questo che ci atteniamo al parere della soprintendenza e lavoriamo in sinergia con lufficio città storica. Cercheremo di mediare...». Se la competenza non è del primo municipio, quanto deliberato ieri è da considerare quindi solo carta straccia? «Il rischio vero è che il provvedimento venga annullato da una valanga di ricorsi».