Gli archeologi: "Spesso gli attacchi opera di provocatori e usati per giustificare la repressione" Ci mancava anche lassalto ai tesori di Luxor, dopo quello al Museo egizio del Cairo. Una banda di giovani armati domenica ha fatto irruzione nel tempio di Karnak, esplodendo proiettili in aria. Sera da poco alzata lalba - raccontano gli archeologi - e subito una folla di quattrocento cittadini sè riversata sui teppisti, finiti ammanettati dalla polizia turistica. Altri hanno tentato di sfondare nella Valle dei Templi, fermati ancora una volta dalla popolazione. Lallarme corre attraverso lEgitto in tutta la sua immensa estensione: dai deserti del Sinai a Nord - dove sono immagazzinati oggetti del Museo di Port Said, violati da banditi - fin giù nella Valle dei Re e delle Regine di Tebe, e ancora più a Sud, nel Delta, dove i templi e le necropoli di Tanis, la capitale successiva a Tebe, giacciono isolati, quasi indifendibili a cielo aperto. Eppure Zahi Hawass, celebre direttore (e da ieri ministro) delle Antichità egizie dice di essere «rasserenato» dagli interventi della popolazione in difesa dei tesori nazionali, sia a Luxor sia al Cairo, dove lintrusione di una decina di «criminali» nelle gallerie del Museo egizio gli sembra tutto sommato «minore» rispetto alla «meraviglia della catena umana» improvvisata dai dimostranti attorno al museo. Questo malgrado la statua del «re Tutankhamon su una pantera» sia stata scagliata sul pavimento. «Sarà facile restaurare i danni», si consola Hawass. Già, ma è la comunità internazionale a condividere lapprensione per un patrimonio che appartiene, appunto, allumanità. A esempio a Roma, Paolo Matthiae, acclamato archeologo del Vicino Oriente e scopritore di Ebla, assieme alla moglie Gabriella Scandone, egittologa esperta del Museo Egizio del Cairo e dellarea delle grandi necropoli dellAntico e Medio Regno, non sono affatto tranquilli. Si esprimono allunisono: «Sarebbe straordinariamente grave se dovesse accadere allEgitto quel che sè visto in Iraq. È necessario che intervengano con urgenza lOnu e lUnesco. Certo, leco di Bagdad si avverte, però stavolta sono i cittadini a funzionare bene». Profondi conoscitori dellEgitto, i Matthiae non sono sorpresi dalle ronde organizzate a difesa di musei e quartieri: «Quel popolo ha nel sangue il patrimonio egizio, a tal punto che persino i Fratelli musulmani vanno fieri del mondo faraonico benché appartenga al passato pre-islamico, pagano». Tutto questo ispira ai due archeologi unipotesi: «Non sarebbe strano scoprire che queste azioni clamorose, commesse in siti fin troppo noti, fossero opera di provocatori con lintenzione di indignare lopinione pubblica internazionale, per invocare il "ritorno allordine". Quanto a un furto, è da escludere». Larcheologo egiziano Amin Mohareb, parlando allAnsa, sembra concordare: «Se prendiamo lincursione a Luxor, i reperti lì sono colossali. Per sottrarli, bisognerebbe scalpellare le pareti e utilizzare una gru». Alessandro Roccati, egittologo allUniversità di Torino, autore di molte campagne di scavo, presidente del Comitato scientifico della fondazione del Museo egizio di Torino, rincara: «Le antichità egizie sono in pericolo e oggetto di commercio da sempre. Ora si dà la colpa alla sommossa di piazza. Laugurio è che torni lordine con una risposta soddisfacente agli egiziani, e una maggiore cura del patrimonio antiquario. Attenzione, però: il mio invito è rivolto allEgitto, ma anche allItalia».