SAN FELICE. Gli intonaci esterni, con crepe e fessure, la dicono lunga sullo stato di precarietà e abbandono del Real Casino Estense di San Felice, dalle fogge neoclassiche, meglio conosciuto come Villa Ferri,(dal nome del sindaco e senatore che l'aveva acquistato nel 1909) che poteva godere dell'immenso "Bosco della Saliceta". Ma il degrado si manifesta soprattutto all'interno. Nell'imponente costruzione, di sicuro valore architettonico, con 2mila metri quadri distribuiti su quattro piani, dal seminterrato al sottotetto, pare sia accaduto l'incredibile nel secolo scorso. Dalle 45 stanze, di sei metri per sei, sono stati ricavati altri ambienti (più di 30) per formare appartamenti dati in affitto fino alla metà degli anni Ottanta. Evidenti i danni determinati da questa scellerata divisione: una delle due scale simmetriche del piano nobile, come ci mostra l'architetto Davide Calanca che su questo luogo ha fatto uno studio approfondito (pubblicata la sua tesi di laurea discussa nel 2004, all'Università di Ferrara), è stata tagliata per fare un bagno. L'ambiente per una servente, sottostante la colombaia, viene modificato nel'900 tramite la chiusura di qualche porta e la realizzazione di passaggi e spazi simmetrici. E' quanto mette in luce anche il "compromesso" disegno della pavimentazione. Si è assistito ad una sorta di saccheggio: portati via mobili e "pezzi" di architettura. Di autentico sono rimasti due antichi camini e i serramenti. Apprezzabili nei soffitti le decorazioni a motivi floreali, festoni, medaglioni, cornucopie. Nella volta della sala ovale una cornice è "interrotta" da quattro tondi che recano dei putti alati. All'interno due elaborate composizioni con putti che sorreggono un festone, e elementi floreali che incorniciano l'aquila, simbolo degli Este. Sopra le aperture interne della sala riquadri raffiguranti le quattro stagioni. Ne sono autori i pittori Rizzi nel 1842 e Miglioli nel 1843-44. Impossibile non notare il degrado causato dai dissesti che hanno colpito anche la pavimentazione. Le cose non sono cambiate molto da quando la villa è stata acquistata nel 1993 da Reggiani Costruzioni di San Possidonio. L'intento di Rino Reggiani e dei figli Fabio, Roberto e Renato era quello di restaurare la villa. «Volevamo - dice Fabio - ristrutturare gli appartamenti. Ma la Soprintendenza non ci ha concesso il permesso, in quanto riteneva che la villa dovesse rispettare la sua unitarietà per dare la possibilità al pubblico di visitarla, come bene storico. In verità noi l'avevamo acquistata in buona fede, per realizzare unità abitative. Del resto, a tale funzione l'avevano destinata i vecchi proprietari». Si era pensato anche ad altri progetti: ristorante e albergo, casa di riposo, scuola alberghiera della Provincia. Si era fatta strada pure l'idea di conferire funzionalità composita all'insieme: pub-wine bar, sale espositive per la promozione di prodotti e manufatti locali, di mostre d'arte, eventi culturali, concerti, fiere, spazi di vendita e di incontri tra imprenditori e anche ristoranti e locali di rappresentanza. Il tutto fattibile con il coinvolgimento di soggetti privati e pubblici. Il problema resta di difficile soluzione. «I prezzi di ricostruzione sono molto alti, quasi proibitivi. Occorrono - sostiene l'architetto - dai cinque ai sette milioni di euro per un intervento che dia la necessaria dignità a questo luogo. Un costo rilevante che soltanto uno o più enti pubblici del territorio possono affrontare per questa struttura che diventerebbe utile per la collettività. In considerazione dei vincoli posti della Soprintendenza, l'ingente somma sarebbe proibitiva per un privato, in quanto l'ammortamento della spesa avverrebbe in 39 anni». E non bastano le buone intenzioni. «Noi non vogliamo sottrarci al nostro dovere. Nel tempo, sono stati venduti - continua Reggiani - anche la scuderia per i cavalli del Duca e la casa del fattore, due strutture separate che ospitano l'Aci, un'assicurazione, abitazioni e esercizi commerciali. La vendita di queste due "dependances" comprendeva anche gli spazi sotto i portici che occupano il giardino della villa. Spazi che siamo stati costretti a comprare». Certo, il Casino Estense ha perduto tutta la sua dignità "regale". Non decoroso lo spettacolo di escrementi di piccione sparsi sulle scale per la soffitta. 21 gennaio 2011