LETTERE E INTERVENTI La città Etrusca di Gonfienti sul Bisenzio a Prato è poco conosciuta dai pratesi. Nonostante siano passati ben tredici anni dalla scoperta e sebbene durante tutto questo tempo l'emergenza archeologica sia stata oggetto di lunghe discussioni, manifestazioni e seminari, quasi nessuno, soprattutto tra i giovani, sa dove è e che cos'è Gonfienti. Eppure fin dall'inizio, la scoperta ha destato notevolissimo interesse nella comunità scientifica, tanto da essere alla costante attenzione dei più autorevoli personaggi del settore. Viene naturale domandarci perché tutto il mondo sa, mentre a Prato è così poco conosciuta. Eppure non si tratta di tre cocci e due sassi trovati per caso come molti in questi anni hanno creduto. Si tratta di circa 30 ettari d'estensione, 300.000 mq. di strade, ville signorili, negozi e laboratori artigianali, una sterminata fonte di reperti archeologici. Successive indagini hanno messo in evidenza una straordinaria stratificazione dei vari insediamenti che testimoniano l'antichissima origine della città, addirittura antecedente al periodo etrusco e verosimilmente riferibile all'età del bronzo (2000-2500 a.C.). A questo punto diventa palese l'enorme importanza della città etrusca sul Bisenzio, così importante che da più parti si è affermato che dovranno riscriversi i libri di storia antica. Sembra ormai chiaro che i padri della Tuscia antica, quella regione dell'Italia centrale che dall'Appennino arrivava alle porte di Roma, quella che oggi per buona parte chiamiamo Toscana, scelsero Prato e il suo territorio come nodo vitale per raggiungere i porti dell'Adriatico. L'insediamento aumentò ulteriormente d'importanza dopo che i Cartaginesi cacciarono gli Etruschi dal Tirreno. Se a tutto ciò aggiungiamo la recente scoperta di una grande strada romana, emersa durante la costruzione del nuovo ospedale, ecco che la realtà assume contorni netti e precisi: Prato e il suo territorio hanno svolto fin dall'antichità un ruolo importante in Toscana e nell'Italia centrale. E allora, cos'altro serve per far capire la straordinarietà della scoperta? Se davvero non fosse possibile continuare gli scavi, destiniamo i pochi fondi disponibili per la costituzione di museo archeologico così da creare un "link" duraturo nel tempo, a conservazione di un tenue filo di memoria che il caso ci ha fatto ritrovare 13 anni fa. Dobbiamo far diventare la città Etrusca di Gonfienti un simbolo, un marchio di Prato, un "logo" da esportare in Italia e nel mondo.