Il parroco Cosenza replica ad «Area destra» sul restauro della chiesa di Santa Maria La Cava Il parroco Carmelo Cosenza davanti al cantiere della chiesa di Santa Maria La Cava Aidone. "Polemiche inutili e inopportune. Abbiamo tutte le autorizzazioni". Il parroco Carmelo Cosenza della chiesa di santa Maria La Cava - santuario di San Filippo risponde alle critiche lanciate alcuni giorni fa da Area Destra circa la demolizione delle inferriate che circondavano la chiesa. Demolizione che rientra nei lavori in atto e riguardanti l'abbattimento delle barriere architettoniche, l'intervento di restauro e la ristrutturazione del prospetto principale, del suo sagrato e il restauro dell'abside di epoca normanna. Lavori attuati grazie al contributo economico di 187.000 euro della Conferenza episcopale italiana (Cei), con i proventi dell'8x1000, mentre la restante somma, circa 247.000 euro, è a totale carico della parrocchia. L'eliminazione dell'inferriata, previo parere favorevole della Soprintendenza di Enna, è stata decisa sia per facilitare l'entrata in chiesa sia per motivi di sicurezza dovuti alle migliaia di persone che, durante le festività di san Filippo apostolo, giungono al santuario. La presenza della recinzione in ferro infatti pare non sia compatibile con l'attuale restauro. «Così come - scrive padre Giuseppe Rabita dell'Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Piazza Armerina e direttore responsabile del settimanale "Dagli Erei al Golfo" - la chiusura del sagrato, internamente costrittiva, è irragionevole e infondata, se si prova per un istante a disancorarsi dalla semplice affezione. La chiesa deve aprirsi al mondo, piuttosto che chiudersi». In merito all'articolo del 24 gennaio scorso sul quotidiano "La Sicilia", nel quale Area destra criticava tali lavori con particolare riferimento alla demolizione dell'inferriata, parlando di "scempio riservato a quello che resta dei nostri beni artistici", don Carmelo Cosenza risponde: «Non si può ridurre il corpo dei lavori solo alla presenzaassenza della recinzione in ferro, perché questo significa non avere esatta cognizione degli interventi fatti. La memoria e identità di una cittadinanza può essere ancorata a un'inferriata? Se proprio di memoria e identità vogliamo parlare, perché non si guarda allo scempio operato, non certamente da me, né tantomeno dai miei predecessori, sull'abside esterna della chiesa, della quale molti sconoscono perfino l'esistenza perché è stato consentito di addossare abusivamente ad essa delle costruzioni che ne impediscono perfino la visione. Non vi è alcuno scempio artistico, tutt'altro. Tutti gli organi preposti alla sorveglianza hanno fornito tutti i necessari pareri positivi ai lavori previsti». Angela Rita Palermo 30012011