Tra abbattimenti degli abusi edilizi e riapertura del condono spunta una terza via. Tra Procure e emendamento sostenuto da 17 senatori, la proposta alternativa arriva dalla Regione. Un'idea di cui si è discusso a Palazzo Chigi appena tre giorni fa. «Ho proposto una soluzione al ministro Fitto - spiega Marcello Taglialatela, assessore regionale all'Urbanistica e governo del territorio - un emendamento che potrebbe segnare una svolta strutturale al problema degli abbattimenti. Sulla stessa proposta ho contattato anche il ministero dei Beni Culturali e le Soprintendenze per avere una piattaforma condivisa. La soluzione sta nella definizione del piano paesaggistico regionale, abbiamo riavuto la delega dal governo centrale e contiamo di vararlo a breve, nel frattempo bisognerebbe approvare una sospensione degli abbattimenti». Nel 2003 il condono non fu utilizzabile dai cittadini della Campania per una norma regionale adottata dall'allora giunta Bassolino. Successivamente la Corte Costituzionale cancellò questa norma ma non fu possibile tornare indietro riaprendo i termini. L'emendamento proposto al Senato chiede di farlo per gli abusi realizzati fino a marzo 2003; la proposta della Regione segue un'altra strada. Nel testo dell'emendamento affidato al governo si legge infatti: «Al fine di fronteggiare la grave situazione abitativa nella regione Campania e di consentire una adeguata ed attuale ricognizione delle necessità determinanti vincoli di tutela paesaggistica, fino all'entrata in vigore del Piano Paesaggistico Regionale e, comunque, non oltre 12 mesi, sono sospesi i procedimenti di demolizione dei manufatti dichiarati abusivi». Dodici mesi senza ruspe per varare una norma che sarebbe strutturalmente più efficace rispetto al condono parziale. «Definiti i nuovi ambiti e i nuovi vincoli - afferma Taglialatela - potremmo vagliare caso per caso tutti gli abusi o presunti tali. La nuova norma potrebbe sanare di fatto alcune soluzioni, eliminando a monte il motivo del contendere. Sugli abusi la posizione della Regione è chiara: noi siamo al fianco delle Procure e per la tutela della sicurezza. Ma la stragrande maggioranza degli abusi non è di natura speculativa, ci sono interventi di necessità, spesso di scarsa rilevanza. Una ridefinizione della realtà, anche alla luce del nuovo piano casa, potrebbe sanare rapidamente la situazione». Manufatti allo stato abusivi potrebbero, una volta approvato il nuovo piano paesaggistico, «recuperare la legittimità dell'edificazione a seguito di una diversa previsione dei nuovi vincoli previsti dal piano paesaggistico». «È importante - conclude Taglialatela - sanare due errori commessi dalle passate giunte regionali. Il primo è stato opporre una norma regionale ad una legge dello Stato. Il secondo, macroscopico, errore è stato non agire di conseguenza. La norma che bloccava il condono doveva essere seguita da un piano regionale; invece c'è stato un commissariamento che ha paralizzato la situazione. Adesso si può tornare ad intervenire in maniera funzionale». Va, intanto, avanti il dibattito rispetto all'emendamento che riaprirebbe il condono. Secondo il Consiglio nazionale degli Architetti «l'ipotesi di riaprire i termini del condono, previste nel decreto milleproroghe, è assolutamente inaccettabile. Il condono è una resa inammissibile dello Stato».
CAMPANIA - Tra abbattimenti degli abusi edilizi e riapertura del condono spunta una terza via.
La Regione Campania ha proposto un emendamento al Senato che potrebbe segnare una svolta strutturale al problema degli abbattimenti degli abusi edilizi. L'emendamento, sostenuto da 17 senatori, chiede di sospendere i procedimenti di demolizione dei manufatti dichiarati abusivi fino all'entrata in vigore del Piano Paesaggistico Regionale. La proposta è stata avanzata dall'assessore regionale all'Urbanistica e governo del territorio Marcello Taglialatela, che sostiene che la definizione del piano paesaggistico regionale potrebbe sanare rapidamente la situazione. La Regione sostiene che la stragrande maggioranza degli abusi non è di natura speculativa, ma di interventi di necessità.
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