Carditello all'asta perché la Regione Campania e i comuni del casertano, in debito con il consorzio generale di bonifica del bacino inferiore del Volturno, proprietario del sito, non pagano. In estrema sintesi è questa la malapianta che dà i frutti venefici di cui si ciba la collettività. «Stiamo elaborando afferma il presidente del Consorzio, Alfonso De Nardo una ulteriore ipotesi di transazione da porre in essere prima di ottobre, data in cui dovrebbe esserci la prima base d'asta. Abbiamo la volontà di far restare pubblico un bene dell'umanità. Lo scorso anno, quando la Camera di Commercio si rese disponibile a versare 9 milioni e 300mila euro per Carditello la Sga gridò ai quattro venti che sarebbe stata disposta ad accettare. Vediamo se, a distanza di un solo anno, questa disponibilità c'è ancora. Daremo notizia della nostra proposta di liquidazione la prossima settimana». Non ci sono altri immobili che il consorzio può cedere per coprire i debiti con la banca e allo stesso tempo non ci sono strumenti per riavere sette milioni da Palazzo Santa Lucia e nove dalle amministrazioni comunali. «Se avessimo, in questa Italia, l'abitudine di pagare amaramente chiosa De Nardo avremmo ogni cosa al suo posto, Carditello sarebbe fruibile e non saremmo costretti a vedere quello che vediamo». E che tutto oggi sia nelle mani della Regione Campania è la convinzione di Alessandro Manna, presidente dell'associazione Siti Reali che da anni si batte per il recupero della reggia; a suo avviso è «indispensabile che Carditello diventi priorità dell'agenda politica. Troppe parole, anche scritte, si sono perse in un nulla di fatto. Oggi la Regione Campania può chiedere un differimento della data dell'asta, il problema è ormai squisitamente politico. Inutile appellarsi al ministero per i beni culturali che, come Pompei insegna, non ha soldi e vale ormai come il tre di picche». Ieri mattina, dopo la notizia delle date dell'asta, le associazioni si sono incontrate a Carditello per fare il punto della situazione e pianificare altre azioni di protesta. «Non resteremo con le mani in mano ha continuato Manna e prepareremo manifestazioni pubbliche anche molto rumorose. Ad oggi abbiamo raccolto più di 3mila firme per salvare la reggia del Collecini, abbiamo affidato, da qualche giorno, anche al sito delle petizioni www.firmiamo.itsalviamo-carditello le nostre rivendicazioni. Come affermato dalla presidente di Italia Nostra Caserta, Maria Carmela Caiola, per Venaria i soldi sono stati trovati. È evidente che la questione è politica». La storia di Carditello ha visto, da dieci anni, succedersi interventi, annunci, sollecitazioni e deliberazioni che hanno prodotto tavoli di concertazione tra la Provincia, la Regione Campania, il consorzio di bonifica del bacino inferiore del Volturno e l'università per discutere del futuro di Carditello; sono state fatte leggi, come la finanziaria regionale del 2007, per l'acquisizione al patrimonio regionale della reggia di Carditello da pagare in tre annualità e che invece è stata completamente disattesa e mai un soldo è stato versato; la Camera di Commercio di Caserta si era dimostrata attenta al bene e l'avrebbe voluto acquistare ma l'incertezza politica di questo periodo, la mancanza di garanzie per il futuro del bene, ne hanno congelato l'interesse. Anche i 5 milioni di euro di provenienza europea, destinati al sito reale nell'ambito del progetto per lo sviluppo dell'area vasta dei Regi Lagni con l'orto della biodiversità mediterranea, sono rimasti lettera morta. Intanto Carditello muore e rischia di finire nelle mani di qualche società di facciata che investirà soldi più o meno puliti per acquisire a sé quello che è, e deve rimanere, un bene della collettività. RIPRODUZIONE RISERVATA
CAMPANIA - Carditello all'asta
La Regione Campania e i comuni del casertano sono in debito con il consorzio generale di bonifica del bacino inferiore del Volturno, proprietario del sito di Carditello, un'antica reggia. Il consorzio ha deciso di mettere in asta il sito per coprire i debiti. Il presidente del consorzio, Alfonso De Nardo, ha affermato che il consorzio vuole far restare pubblico un bene dell'umanità. La Regione Campania e i comuni del casertano non hanno pagato i debiti e il sito è stato congelato per anni. L'associazione Siti Reali ha chiesto di far priorità al recupero della reggia. Le associazioni si sono incontrate per pianificare azioni di protesta.
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