A firma di Italia Nostra, l'architetto Aureli e il presidente del comitato Il palazzo sta cadendo a pezzi «Lavori fermi da anni, danni pesanti e scelta sbagliata di trasferirla alla Cittadella» GROSSETO. Sperpero di denaro pubblico, mancato rispetto delle previsioni del Pit (Piano di indirizzo territoriale, ndc) della Regione Toscana e danno per i cittadini per i quali la biblioteca è un "elemento qualificante di quell'identità urbana e culturale di cui il centro storico ha vitale bisogno". Il nuovo atto dell'annosa vicenda del restauro della sede della Chelliana di via Mazzini va in scena a firma di più protagonisti. Lo hanno scritto insieme l'architetto Roberto Aureli, il presidente della sezione grossetana di Italia Nostra Michele Scola e il portavoce del Comitato Pro Chelliana Fabrizio Druda che nei giorni scorsi si sono rivolti al difensore civico regionale perché verifichi se nel comportamento del Comune possano configurarsi violazioni di questo tipo. Il punto di partenza dell'interrogazione è un'impietosa fotografia dell'esistente: «Da circa due anni - scrivono Aureli, Scola e Druda - l'amministrazione comunale ha bloccato l'iter esecutivo per il completamento dei lavori della Chelliana, di cui alcuni fondamentali per il superamento delle barriere architettoniche, lasciando abbandonato un cantiere che è già stato oggetto di sistematici furti con danni stimati per oltre 50mila euro e che vede tuttora parti impiantistiche lasciate alla mercé dei vandali, dei ladri e, non ultimi, dei piccioni che stanno distruggendo le tubature in sospensione dell'impianto di condizionamento». Seguono le domande incalzanti da porre all'attuale amministrazione: alcune riguardano la cronologia degli incarichi e delle successive modifiche apportate al progetto di recupero dell'edificio di via Mazzini, un progetto che peraltro «nell'ottica della migliore cantierabilità ha avuto, oltre al parere favorevole della Soprintendenza di Siena e Grosseto, del Suap, dei Vigili del Fuoco e dell'Urtat, anche la validazione del Rina Industry di Genova, ente certficatore tra i più noti in ambito internazionale». Altre domande invece riguardano il progetto della nuova Chelliana alla Cittadella dello studente su cui emergono tutte le riserve e le perplessità dei firmatari. «E' vero - si legge nell'interrogazione al difensore civico della Toscana - che la superficie a disposizione sarà di oltre 3mila metri quadrati e non 2mila come erroneamente è stato dichiarato sulla stampa, che la capienza sarà di 150mila libri mentre il patrimonio attuale è di 100mila volumi e che la nuova Chelliana al suo completamento avrà i numeri della centralissima biblioteca delle Oblate di Firenze?». Ma soprattutto quello che si chiede a Bonifazi è un'ammissione di responsabilità sulla decisione di collocare la biblioteca alla Cittadella anziché completare il recupero della sua sede storica. «E' vero che il sindaco, insieme al presidente della Provincia, ha motivato il trasferimento della centenaria Chelliana alla Cittadella dello studente come scelta politica sottraendola a logiche urbanistiche?». Qui il riferimento è al Pit toscano che prescrive che gli strumenti della pianificazione territoriale garantiscano il mantenimento di «funzioni socialmente e culturalmente pubbliche negli edifici, nei complessi architettonici e urbani, nelle aree di rilevanza storico-architettonica e nel patrimonio immobiliare che hanno storicamente coinciso con una loro titolarità».
TOSCANA - Grosseto.Biblioteca Chelliana, esposto al difensore civico regionale
L'architetto Roberto Aureli, il presidente della sezione grossetana di Italia Nostra Michele Scola e il portavoce del Comitato Pro Chelliana Fabrizio Druda hanno scritto un'interrogazione al difensore civico regionale della Toscana. L'oggetto dell'interrogazione è il restauro della sede della Chelliana di via Mazzini a Grosseto, che è stato bloccato dall'amministrazione comunale da circa due anni. Il cantiere è stato abbandonato e ha subito danni, con stime di oltre 50mila euro. I firmatari chiedono di verificare se il Comune ha violato il Pit toscano, che prevede il mantenimento di funzioni socialmente e culturalmente pubbliche negli edifici.
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