Il gorgo dellirrazionale portava diritto alla conclusione che quello spazio era riservato esclusivamente agli artisti privi di talento, le cui opere potevano senza rimpianto essere distrutte dalle avversità naturali. Ma allora perché farne una mostra? E che spazio espositivo è quello in cui ogni artista sa che esporre significa certificare la propria nullità? Oltretutto la certificazione veniva direttamente dalla persona che aveva il compito di dirigere e valorizzare gli stessi Cantieri culturali. In un Paese che contempli lipotesi di dimissioni per incompetenza sarebbe bastato molto meno per sentire il dovere di prendere commiato. Oggi una visita a quelli che furono i Cantieri culturali della Zisa è fonte di malinconia per chi conservi memoria di quegli anni formidabili e contraddittori (formidabili anche perché contraddittori) nei quali si coltivò la speranza, se non altro, di trasformare un insediamento di archeologia industriale in un giacimento di intelligenze. Quando già tutto stava per venire giù, solo gli istituti di cultura francese e tedesco si lasciarono convincere a trasferirsi ai Cantieri, e ancora se ne pentono. Oggi scrutano lorizzonte dagli spalti di questa specie di Fortezza Bastiani, aspettando invano non larrivo dei Tartari ma, viceversa, di qualche altra istituzione culturale che possa far vivere lintera zona. Non che qualcosa non sia stato fatto, ma sempre con la perversa finalità di non far vivere e non lasciar morire. Cè sempre lIstituto Gramsci, boccheggiante in assenza quasi totale di finanziamenti. E poi cè la succursale del Centro sperimentale di cinematografia, che svolge attività intermittente ma può vantare una sala cinematografica fra le più grandi ed efficienti di Palermo: beato chi può dire di esserci entrato. Non si può dire quindi che siano morti, i Cantieri. Vengono mantenuti in una forma di vita vegetativa, come una creatura cui non si abbia il cuore di staccare la spina. I viali vengono puliti. Personale del Comune fa sempre capannello allingresso e scruta chi si trova a passare. Un nastro rosso e bianco segnala i limiti che non si possono valicare. Ma, come ha notato qualche mese fa Emma Dante in un accorato reportage su queste stesse pagine, limpressione complessiva è di un organismo in necrosi. Anche le iniziative sporadiche che vi si svolgono rispondono a quellidea di infimo cabotaggio culturale che da almeno quindici anni a questa parte caratterizza la città di Palermo. Sui Cantieri della Zisa si è registrata la saldatura di una triplice congiuntura negativa. Primo: lincapacità gestionale. Secondo: la mancanza di finanziamenti. Terzo: la feroce iconoclastia che ha sabotato ogni luogo che aveva rappresentato lorgoglio della precedente amministrazione progressista. Ce nè quanto basta per indignarsi. Ma questo è il problema di Palermo: sarebbero talmente tanti i motivi per sguainare la spada dellindignazione, che alla fine non si riesce a sguainarla mai. Forse è arrivato il momento di smettere di ironizzare sulla generica latitanza dellamministrazione comunale e cominciare ad applicarsi alle singole latitanze di settore. Indignarsi per quelle e usarle come punto di partenza per cominciare a progettare un futuro qualsiasi.
I CANTIERI DELLA ZISA RIDOTTI IN FIN DI VITA
I Cantieri culturali della Zisa a Palermo sono stati chiusi e mantenuti in una forma di vita vegetativa. La zona è stata abbandonata e non vengono più svolte attività culturali. La causa è la mancanza di finanziamenti e la pessima gestione. La città di Palermo ha una storia di contraddizioni e di fallimenti culturali. Gli istituti di cultura francese e tedesco si sono trasferiti altrove, lasciando i Cantieri abbandonati. L'Istituto Gramsci e la succursale del Centro sperimentale di cinematografia continuano a svolgere attività, ma in modo intermittente. La situazione è considerata una necrosi culturale. È arrivato il momento di smettere di ironizzare e cominciare a progettare un futuro per la zona.
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Bene culturale
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