Con tutta la maestosa autorità che gli viene attribuita da ormai mezzo secolo e rotti in rebus culturalibus il prof. Umberto Eco, dalla cattedra di Repubblica, ha ieri voluto spiegare al ministro Tremonti - il quale, per giustificare i tagli della spesa culturale, aveva osato osservare che "con la cultura non si mangia" - che al contrario anche con Verdi, Raffaello e simili si possono fare molti soldi. Asserto inoppugnabile. Peccato però che l'arguto semiologo e romanziere, per provarne la fondatezza, non abbia potuto citare nessun esempio concreto fuorché quello costituito dagli spesso copiosi profitti che vengono realizzati dalle grandi istituzioni culturali (università, centri di ricerca scientifica, musei, biblioteche, cinematografo, teatri, orchestre, circoli letterari eccetera) degli Stati Uniti. Peccato perché lì, come sanno anche i piccini, ma come Eco ha omesso di ricordare, la cultura, diversamente che da noi, dove essa dipende in larghissima misura dalle sovvenzioni statali, è al contrario affidata quasi interamente - cosa che può accadere solo grazie a un sistema fiscale che prevede cospicue esenzioni per gli investimenti in quel settore - al mercato e al mecenatismo privato. Ovviamente queste cose lui le sa come e forse meglio di Tremonti. Ma il fatto che abbia evitato con cura di ricordarle prova che anche questa sua ultima uscita, come tante altre precedenti, è solo un'ennesima prova della sua scarsa o nulla serietà di polemista. E per capire a quali vertici di sfrontatezza egli possa arrivare in questa sua attività non mi sembra inopportuno ricordare che una fra le più stravaganti delle sue uscite più recenti resta una scemenza che infilò l'anno scorso nel primo numero del la rivista "Alfabeta 2". Trattasi di una noterella in cui egli si chiedeva perché mai l'attacco agli intellettuali "viene sempre da destra e mai da sinistra". Ma in questo ameno quesito era racchiuso, paradossalmente, uno dei più imperdonabili insulti che si possano rivolgere alla gauche. Non a quella italiana di oggi ma a quella mondiale di sempre. Ma come: Eco dunque ignora che le più gagliarde sinistre degli ultimi due secoli, tutte le volte che hanno acciuffato il potere, si sono affrettate a incaricare i loro più angelici pastori dei momento, da Robespierre a Lenin, da Stalin a Mao, da Castro a Pol Pot, di dimostrare che lei, la signorina Left, gli intellettuali non soltanto ama sbeffeggiarli e ingiuriarli ma anche e soprattutto arrestarli, torturarli, processarli, gulaghizzarli e ammazzarli? Ignora inoltre che nella storia della stessa signorina uno dei capitoli più gustosi è appunto quello delle secchiate di contumelie che essa, fin dai suoi primi vagiti storici, non ha mai cessato di rovesciare non solo sugli intellettuali del campo avverso ma anche e soprattutto su quelli della propria parrocchia, rivelando così, fin dallo stesso giorno della sua nascita, che insieme a lei era nato il popolo dei suoi "cretini", cosa che la obbligò subito a dimostrare di essere una fanciulla votata innanzitutto alla causa della propria integrità intellettuale impegnandosi senza posa nell'ininterrotta denuncia e liquidazione, appunto, dei "cretini" di casa propria? "Cretini di sinistra", per i loro giustizieri (e come tali, prima di finire sul patibolo, furono svillaneggiati), si rivelarono, per esempio, tutti quei virtuosi giacobini - compresi Danton, Robespierre e Saint Just - che durante il Grande Terrore furono prima insultati e poi messi a morte dai loro stessi fratelli. "Cretini di sinistra", secondo Marx ed Engels, e come tali degni di essere derisi e sbertucciati, erano tutti quei socialisti, da Proudhon a Duhring, che non la pensavano esattamente come loro. Il socialdemocratico Bernstein e il "rinnegato" Kautski, per il rigoroso Lenin, erano anch'essi, inoppugnabilmente, poveri e risibili cretini di sinistra. Uno sterminato armento di "cretini di sinistra", nonché di traditori, per il geniale Baffone, furono, naturalmente, tutti quei concorrenti e oppositori interni contro i quali quel paterno bolscevico, prima di farli accoppare o sparire, non mancava mai di scaricare raffiche di insulti. E non furono forse splendidi "cretini di sinistra" i tanti intellettuali italiani che fra gli anni Quaranta e Sessanta poterono apprezzare l'eleganza con cui il raffinato Togliatti soleva sfotterli e diffamarli? Ignora davvero Umberto Eco queste elementari evidenze? E se non le ignora, perché finge di ignorarle? La parola agli esperti del ramo Cultura Menzogna.