Per i due scheletri fossilizzati nel loro abbraccio lungo seimila anni si aspetta dal 2007 una degna collocazione nel Museo archeologico (tuttora chiuso) M mancano 250 mila euro, si mobilitano gli Amici di Palazzo Te MANTOVA Gli «Amanti» sono qui; e sarà un caso, ma vicinissimi, non più di 3oo metri in linea d'aria, dalla «Camera degli Sposi». Trincerati in una stanza buia e segreta, chiusi nella loro anomala, bizzarra «cassa nuziale»: legno di oggi e terra di 6.000 anni fa, che agli allibiti archeologi Daniela Castagna e Piergiorgio Cinelli (stavano lavorando ai mosaici di una villa romana), svelò l'inattesa e stupefacente visione. Mai, prima di allora, erano infatti stati trovati resti umani sepolti in modo tanto enigmatico: uno di fronte all'altro, le teste ravvicinate fin quasi a sfiorarsi, le braccia intrecciate, la posizione fetale. E molto giocò anche la data della scoperta, 14 febbraio 2007, giorno di San Valentino, festa degli innamorati. E pazienza se il luogo del rinvenimento era la periferica valletta di Valdaro, umida, nebbiosa, spesso fumigante per l'adiacente raffineria, fra capannoni, depositi, gru, caterpillar. (Vuoi mettere la Camera degli Sposi: Castello inglobato nel Palazzo Ducale, struggente vista sul lago, il ponte di San Giorgio, lo scorcio della leggendaria locanda di Sparafucile; e sui ponteggi Andrea Mantegna, signore dell'arte di tutti i tempi). Si scatenò la fantasia degli archeologi, degli storici, dei cronisti assetati di insolite storie. (Un documentario della Bbc parlò di antenati di «Giulietta e Romeo», quello di Al Jazeera inchiodò milioni di telespettatori estasiati). Il lungo soggiorno a Como per provarne, finché fosse possibile, la loro identità, confermò che si trattava di un uomo e una donna giovani di ossatura e dentatura sanissima, vissuti nel periodo neolitico (la prova, una punta di freccia di selce trovata vicino alla spalla sinistra dell'uomo e altri frammenti di armi sparsi anche nelle parti inferiori). Soltanto l'enigma riguardante l'insolita e suggestiva posizione, non è stato svelato. Ucciso lui, con quella freccia fra l'omero e la clavicola; e lei accanto, quasi accovacciata, per lasciarsi morire? Lui morto per chissà quale incidente; e lei sacrificata, come allora molto si usava per le spose fedeli? Reciproca volontà di essere inumati vicini, come ancora accade a certe odierne coppie tenaci, o ritenute tali per educazione, buon senso, ipocrisia? Irrisolto l'intrigante mistero, c'era da risolvere quello della collocazione. A Mantova, naturalmente. E al Museo Archeologico, naturalmente. Dentro il Palazzo Ducale; e qui un po' meno naturalmente. Perché solo da pochi anni iniziato, ma non ancora finito. Di materiale da esporre ce n'era molto, anche prima di trovare gli «Amanti». Fra i territori archeologici della Lombardia, quello mantovano è infatti il più ricco. L'età del bronzo ha lasciato testimonianze con necropoli, villaggi palafitticoli, imbarcazioni, attrezzi rurali, ceramiche attiche, vasetti porta profumo in pasta vitrea policroma. A Forcello, un passo dalla virgiliana Andes, il ritrovamento etrusco più ricco a nord del Po racconta di traffici col Medio Oriente e usi e costumi locali (dedotti, principalmente, dal cumulo di spazzatura e rifiuti). E in piena città, oltre che in periferia, tuttora affiorano affreschi, mosaici, tracciati di mura e ville romane. Il Palazzo Ducale di Mantova è reggia fra le più sterminate del mondo. Del resto, i Gonzaga allargavano, innalzavano, costruivano ossessivamente dal nuovo. Nel 1549, il gaudente e reggente Cardinale Ercole fece costruire sul lato settentrionale del Prato di Castello il primo Teatro di Corte. L'incendio sviluppato nella confinante armeria lo incenerì fino alle fondamenta. Ne fu costruito un altro; e un altro ancora, inaugurato con «Arianna» di Monteverdi e contenente 6.000 persone; e ancora uno, ordinato nel 1706 all'architetto teatrale Ferdinando Galli Bibiena, bruciato a riedificato per il governo austriaco dal Piermarini, che si servì dei disegni già usati per la Scala di Milano. Infine, il declino. Comprato dal Comune, abbattuto nelle parti troppo alte o pericolanti, fino al 193o l'ex Teatro fu prima adibito a Mercato dei bozzoli, e poi della frutta. Nel 1978, il sindaco Gianni Usvardi ne fece dono al Demanio per adibirlo a Museo Archeologico. Fu avviata una ricostruzione funzionale, elegante, intelligente, in tutto degna di Mantova Ora, sarebbe pronto. Mancano soltanto gli arredi. Il governo non è in grado di mandare i 250.000 euro mancanti. Conclusione: no arredi, no amanti. Come succede in caso di buona volontà e amor di patria, si è mosso «il privato». Italo Scaietta, presidente dell'Associazione Amici di Palazzo Te, ha presentato un progetto per costituire un Comitato per reperire il denaro bastante a creare un percorso che porti alla visione dell'oramai celeberrima coppia Il Consiglio comunale e Provinciale lo hanno votato all'unanimità. Annuncio ufficiale, inevitabile e suggestivo, il 14 febbraio prossimo. «Possibile esposizione degli "Amanti" Scaletta si augura , nell'ambito del Festivaletteratura a settembre. Definitiva apertura del Museo Archeologico, 14 febbraio dell'anno 2012». Con tanti saluti allo Stato. E come infatti si usa dire: «chi fa da sé, fa per tre».
Mantova. Giulietta e Romeo venuti dalla preistoria. Colletta per la Camera degli Amanti
Due scheletri fossilizzati in un abbraccio sono stati trovati nel 2007 in una valletta di Valdaro, vicino a Mantova. Gli scheletri, un uomo e una donna giovani, risalgono al periodo neolitico. La loro posizione anomala, con le teste ravvicinate e le braccia intrecciate, ha sollevato l'interesse degli archeologi e degli storici. La scoperta è stata fatta il 14 febbraio 2007, giorno di San Valentino. I due scheletri sono stati trovati in una stanza buia e segreta, con legno di oggi e terra di 6.000 anni fa. La loro identità è stata confermata, ma l'enigma della loro posizione rimane.
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