ROMA I gioielli dello Stato per ora non rischiano di essere messi sul mercato. Il primo bilancio dell'operazione di esame del patrimonio pubblico, per separare gli immobili di interesse storico da quelli di minor pregio (che possono essere venduti), procede senza particolari affanni. Le Soprintendenze hanno finora ricevuto complessivamente 30 elenchi, che contenevano 618 immobili da valutare, 179 dei quali sono stati ritenuti di valore e, pertanto, devono essere sottoposti a tutela. Tutto è avvenuto senza che il meccanismo del silenzio assenso la risposta delle Soprintendenze deve essere data entro 120 giorni, altrimenti il bene viene comunque considerato alienabile sia mai scattato. I protocolli di intesa sottoscritti dal ministero dei Beni culturali con il Demanio e dalle Soprintendenze con le amministrazioni locali, hanno permesso di contingentare rinvio degli elenchi e di decidere anche il numero degli immobili da sottoporre a valutazione. Tutte le Soprintendenze sono state chiamate al lavoro, ma solo due il Piemonte e il Veneto hanno ricevuto, oltre agli elenchi demaniali, anche quelli di altre amministrazioni, in particolare i comuni. Tant'è che si sono trovate a esaminare rispettivamente 134 e 169 beni. E nel caso del Veneto, oltre cento sono risultati di interesse storico. Beni culturali La procedura del silenzio assenso nella prima fase di cernita degli immobili pubblici non ha provocato problemi- Fuori pericolo i «gioielli» dello Stato Nessuna vendita di monumenti dovuta al mancato rispetto dei termini - Su 618 fabbricati segnalati solo 179 di interesse storico II silenzio assenso rimane un rischio, ma per ora molto remoto. L'operazione che deve valutare l'interesse storico-artistico dei beni culturali, mobili e immobili, posseduti dallo Stato e dagli altri enti pubblici, è iniziata senza intoppi. Gli elenchi arrivano contingentati, grazie ad accordi, a livello centrale, tra il ministero dei Beni culturali e l'Agenzia del demanio e, a livello periferico, tra le Soprintendenze e le amministrazioni locali. Tutte le direzioni regionali del ministero (le ex Soprintendenze regionali) sono state coinvolte: gli elenchi trasmessi dal Demanio e dagli altri enti pubblici sono finora trenta, per un totale di 618 immobili, 179 dei quali (ma in alcuni casi la valutazione è ancora in corso) sono stati riconosciuti di interesse storico e, pertanto, saranno sottoposti a tutela e non potranno essere venduti. Sorte che, invece, potrebbe essere riservata a tutti gli altri. «Per il momento spiega Maddalena Ragni, direttore regionale per l'Emilia Romagna e coordinatrice pro-tempore dell'operazione a livello nazionale non ci sono particolari affanni. Quando la documentazione fotografica e i dati del bene sono completi, la valutazione è rapida. Nel caso, invece, le informazioni siano carenti e sia necessario un approfondimento, si può chiedere di sospendere i 120 giorni che fanno scattare il silenzio assenso». Il dubbio del Codice. Sull'applicazione del silenzio assenso il Codice dei beni culturali è ambiguo. Rimanda, infatti, ad alcuni commi della norma originaria, introdotta dal decreto legge 269 del 2003, lasciando però aperta la strada a un'interpre-tazione meno rigida del meccanismo di valutazione. La lettura incrociata delle due disposizioni ' quella nuova voluta dal Codice e quella "vecchia" contenuta nel decreto legge lascerebbe lo spazio per un'applicazione del silenzio assenso solo nella prima fase dell'operazione di valutazione. «Questo spazio in effetti c'è commenta Ragni , ma l'orientamento ministeriale per ora è quello di considerare l'applicazione del silenzio assenso a regime. Certo, si tratta solo di un primo bilancio. In tutte le regioni sono ancora tantissimi gli immobili da valutare: si prenda il caso della Toscana, dove i 33 immobili esaminati sono una piccola parte rispetto al numero di quelli presenti sul territorio. I primi risultati sono, però, confortanti: per ora appare scongiurata la vendita dei gioielli pubblici, ma l'invio sistematico è iniziato dopo l'estate. A oggi, delle 17 regioni interessate (Sicilia, Valle d'Aosta e Trentino Alto Adige sono escluse perché a statuto speciale), soltanto Piemonte e Veneto hanno ricevuto elenchi, oltre che dal Demanio, anche da altri enti pubblici, soprattutto Comuni. Per noi è più sconveniente, visto che una mancata risposta in 120 giorni rischia di mettere in vendita beni di interesse storico, ma è sembrata l'interpretazione più corretta». Dunque, la formula di stabilire, attraverso protocolli d'intesa, tempi e modalità di trasmissione degli elenchi sembra funzionare. La prima direzione regionale a stipulare accordi è stata la Lombardia, che ha stabilito la tempi-stica dell'invio e la quantità di immobili che-ogni singolo elenco deve contenere. Tutte le altre Soprintendenze si sono poi mosse in questa direzione e alcuni protocolli d'intesa si stanno concretizzando proprio in questi giorni. Ciò ha consentito di lavorare con tranquillità: «tra quelli del Demanio e quelli degli altri enti siamo già arrivati a valutare 169 immobili e aver stabilito l'interesse culturale di oltre 100 di essi non è stato difficile», spiega Rosa D'Alessandro, della direzione regionale del Veneto. La valutazione. Sono frequenti i casi di elenchi che contengono solo immobili di fabbricazione recente, non più vecchi, cioè, di 50 anni. In quei casi, l'esame risulta semplice e veloce. Come in Sardegna, dove i 22 immobili valutati sono risultati tutti di nessun interesse storico. Stesso discorso per l'Umbria: 3 soli beni esaminati, tutti moderni e privi di valore culturale. Casi analoghi in Abruzzo, dove un solo immobile su 18 è risultato d'interesse, oppure nel Lazio, dove lo sono soltanto 5 su 22. I BENI CULTURALI. Secondo l'articolo 10 del Codice sono tali «le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonché ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fini di lucro, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico». Alcune cose sono . sicuramente bene culturale: come le raccolte di musei, pinacoteche, gallerie, gli archivi, le raccolte librarie di Stato, regioni ed enti pubblici. L'INTERESSE CULTURALE. Le cose che non sono bene culturale a priori, lo possono diventare dopo la. verifica compiuta dagli uffici del ministero. La verifica riguarda le cose immobili e mobili che siano opera di autore non più vivente e la cui esecuzione risalga a oltre 50 anni. LA TUTELA. I beni culturali sono sottoposti alla tutela statale. Particolari tutele sono previste per i beni culturali la cui esecuzione abbia meno di 50 anni. Esame preliminare La Valutazione dei beni demaniali da parte delle direzioni regionali del ministero dei Beni culturali: quelli che non hanno Interesse storico-artistico possono essere venduti