Con l'accordo Svp-Bondi potremo lasciarci dietro alle spalle una volta per tutte la questione dei relitti fascisti e della loro scomoda memoria? Questa convinzione, espressa dai rappresentanti del partito della Stella alpina all'indomani del risultato ottenuto a Roma sul «pacchetto» monumenti, merita un augurio sincero, seppure si debba sempre ribadire come ha fatto anche ieri Gabriele Di Luca su queste colonne che il metodo seguito dal governo è decisamente censurabile. Almeno a giudicare dagli impegni presi dal ministro, è infatti vero che si chiude una pagina. Il problema è che, prima di aprire quella che Zeller ha definito della nuova autonomia, si tratta di passare per il lungo corridoio dell'operazione dello «spacchettamento». Ossia definire le modalità nonché le forme della contestualizzazione e della storicizzazione dei monumenti. Dal punto di vista politico, il lavoro dei deputati Svp ha raggiunto l'obiettivo di togliere alla destra di lingua tedesca lo strumento principale di mobilitazione popolare, dopo l'autodeterminazione. Alla destra italiana, trasversalmente intesa, invece ha consegnato molti più argomenti per rivolgersi al proprio popolo, trasversalmente inteso. Non è nemmeno escluso che, proprio su un tema che chiama in causa ('«italianità», il bastonato (a Roma) e frantumato (a Bolzano) mondo della destra italiana locale non ritrovi motivi di richiamo sovrapartitici all'unità sonale». La soluzione annunciata sui monumenti del Ventennio ha il pregio di sciogliere il nodo circa il futuro del bassorilievo di Piffrader dal frontone del Palazzo degli Uffici finanziari (ex Casa del Fascio). L'opera attendeva da troppo tempo di essere trattata come una testimonianza degli anni dei regimi e, come tale, almeno spiegata. L'ombra del monumento è stata talmente ingombrante da tenerla eccessivamente a lungo occultata. Fino a ieri, per il bassorilievo c'erano sul tavolo due ipotesi: lasciarlo dov'è ma sottoporlo a un'opera di storicizzazione, alla stregua di quella prevista per il monumento; oppure spostarlo in altra sede, probabilmente un museo (quale?). E' prevalsa la seconda. Era una scelta che spettava alla politica e la politica l'ha presa, seppure con un pessimo metodo. Consideriamolo come un elemento di chiarezza. I sinceri democratici non si stracceranno le vesti per la rimozione di un simbolo fascista, ma di certo coveranno qualche motivo di seria preoccupazione per il rischio che a Bolzano, parafulmine delle tensioni etniche e già scottata dal referendum di piazza della Pace, torni a tendersi la corda delle passioni identitarie. L'idea di museo del Novecento a cielo aperto perderà un pezzo. Piazza del Tribunale, emblematica viva testimonianza del volto della dittatura fascista, delle dittature, con la giustizia da una parte e il partito dall'altra, sarà meno leggibile. In compenso, il museo che accoglierà il bassorilievo di Mussolini a cavallo si amplierà, quanto meno per cubatura, al fine di contenerlo tutto.