Il presidio sotto la sede del ministero. «Fus, Cinecittà, Pompei, teatro», in quattro parole l'elenco dei danni del ministro ROMA Cento e più lettere di richieste di dimissioni sono state consegnate ieri al ministro della cultura Sandro Bondi dalle lavoratrici e dai lavoratori dello spettacolo aderenti agli auto-organizzati di Zeropuntotre e dei Centoautori. «Con la cultura non si mangia, figuriamoci con l'ignoranza» recitava lo striscione esposto all'ingresso del ministero in via del Collegio Romano da più di 60 attrici e attori, danzatrici, tecnici del teatro e dell'audiovisivo. In pochi minuti hanno organizzato una delegazione di tre persone, un attore e due film-maker, a cui ci siamo accodati per salire al secondo piano e percorrere due lunghi corridoi dove sono esposti numerosi quadri dell'Ottocento italiano, il ritratto della marchesa Dusmet di Vittorio Corcos, una copia giottesca del busto Cupelato di angelo, oltre che numerosi ritratti di personalità del Cinque e Seicento ritratti da anonimi. «Dopo avere garantito l'impegno a reintegrare le risorse per lo spettacolo e i beni culturali - hanno detto i tre esponenti del movimento alla segretaria Teresa Narducci che li ha ricevuti - il ministro Bondi si è dimostrato clamorosamente incapace di ottenere quanto promesso nella legge finanziaria, nè sembra volersi battere per il reintegro del Fus e quello dei fondi per la conservazione del patrimonio artistico». Netta, dunque, la condanna dell'operato di un ministro al quale solo pochi giorni fa il parlamento ha riconfermato la fiducia con 314 voti. «Bondi si è sempre sottratto ad un confronto serio con i lavoratori e gli operatori del settore culturale - era scritto nella lettera - non perdendo occasione per insultare esponenti della cultura e interi comparti del settore». Dopo pochi minuti la delegazione ha lasciato i tappeti rossi degli uffici ministeriali tornando in strada dove per oltre un'ora ha continuato ad urlare «Branca-Branca-Branca-Leon-Leon-Leon», uno degli slogan coniati dal movimento degli studenti e dei ricercatori indisponibili contro la riforma Gelmini dell'università. Dietro lo striscione qualcuno ha impugnato alcune «uova a salve» con le scritte di tutti i «danni» fatti dal ministro: Fus, Cinecittà, Pompei, teatro. Nello stesso momento, in una telefonata a Mattino 5, Bondi ha ventilato l'ipotesi di rassegnare le dimissioni «al fine di rafforzare il governo. La mozione di sfiducia - ha ribadito - è stata un atto di disonestà politica». La nuova azione degli intermittenti dello spettacolo, dopo quella sul red carpet alla Festa del cinema e l'occupazione del cinema Metropolitan di Roma ha espresso solidarietà alla Fiom e agli operai Fiat di Cassino (dov'era presente una delegazione di oltre 200 persone). Prima di sciogliere il picchetto è stata ribadita la necessità di «un welfare che garantisca il reddito continuativo per i tempi di non lavoro» per tutti i lavoratori intermittenti, precari e autonomi.
Bondi dimettiti. La protesta degli auto-organizzati dello spettacolo
I lavoratori dello spettacolo hanno consegnato al ministro della cultura Sandro Bondi cento e più lettere di richieste di dimissioni. Le lettere sono state scritte da lavoratrici e lavoratori aderenti agli auto-organizzati di Zeropuntotre e dei Centoautori. La delegazione ha espresso solidarietà alla Fiom e agli operai Fiat di Cassino. Il ministro ha rifiutato di reintegrare le risorse per lo spettacolo e i beni culturali. La delegazione ha lasciato i tappeti rossi degli uffici ministeriali e ha continuato ad urlare slogan contro la riforma Gelmini dell'università. Il ministro ha ventilato l'ipotesi di rassegnare le dimissioni per rafforzare il governo.
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