Quando la linea delle colline è interrotta da un terrapieno L.F. PISA. «Prendiamo, ad esempio, questo muro alto che contiene un terrapieno lungo la strada che da La Sterza porta a Volterra. Se un pullman, che so, di turisti tedeschi passa da queste parti, cosa può apprezzare della bellezza delle colline circostanti?». Fa scorrere una galleria di immagini "incriminate" sul proprio pc l'architetto Riccardo Lorenzi, al secondo piano di Palazzo Reale, sede della soprintendenza di Pisa e di un incontro sul rapporto tra infrastrutture, sicurezza stradale e paesaggio, promosso - nell'ambito del "Forum 2020 Leggi e cultura del territorio" - dal Laboratorio del Paesaggio di cui lo stesso Lorenzi è uno degli esponenti. Colline tagliate e rette da dighe di cemento per raddrizzare curve non sempre pericolose; svincoli e rotatorie stradali gigantesche anche dove non ce n'è bisogno; isole spartitraffico e aiuole con cordoli in cemento che creano ostacoli a pedoni e ciclisti; guard-rail e barriere di sicurezza sempre più invasive. Ecco alcuni degli aspetti diffusi sul territorio toscano nel mirino del Laboratorio, con un atto d'accusa preciso: «La trasformazione delle strade urbane ed extraurbane in piste automobilistiche e l'utilizzo delle piazze dei centri abitati esclusivamente come parcheggi ci ha abituati a veder distrutti non solo i paesaggi delle campagne, ma anche l'immagine più tipica delle nostre città». La stella polare del ragiomento tecnico-culturale di Palazzo Reale sono i contenuti della Convenzione Europea del Paesaggio, sottoscritta a Firenze undici anni fa da ventisette Stati. Tanto che il Laboratorio del Paesaggio di Pisa è sorto proprio subito dopo la stipula della Convenzione come apparato di coordinamento tra la Soprintendenza locale ed il sistema universitario cittadino. Affollato il salone di rappresentanti degli ordini professionali e di progettisti delle amministrazioni pubbliche locali. «A loro in effetti - dice Lorenzi - è rivolto il messaggio, anzi il monito, di questo incontro. La professionalità dei tecnici oggi non può consistere solo nella realizzazione di opere nell'ottica di un corretto procedimento di spesa e nel rispetto più scrupoloso delle norme, ma deve sempre implicare una buona cultura del territorio e dunque la piena consapevolezza della sostenibilità di ogni impatto». Tutte valutazioni, queste, che possono riguardare anche l'ambito urbano. Il confronto tra tecnici è combattuto. Anche su altri aspetti, come quello affrontato dal dottor Fabrizio Cinelli della facoltà di agraria dell'Università di Pisa sul verde stradale. Ovvero gli alberi soffocati in città tra piazze piccole e parcheggi oppure i pini con radici che spaccano le strade. In sequenza, la proiezione di foto dei platani affetti da cancro colorato, poi abbattuti, lungo il viale D'Annunzio che da Pisa conduce a Marina. Le palme che non ci sono più nelle piazze di Massa. I pini di Cecina imprigionati nei marciapiedi. Il punto è che a differenza del restauro dei monumenti, «per cui vantiamo in Italia una tradizione e una lunga esperienza - è l'ultima picconata di Lorenzi - per quanto riguarda la tecnica di studio e valutazione del paesaggio non abbiamo ancora oggi nel nostro Paese né strutturazione metodologica né formazione professionale adeguate».
TOSCANA -Muri e rotatorie: la Toscana diventa brutta
Il Laboratorio del Paesaggio di Pisa ha promosso un incontro sul rapporto tra infrastrutture, sicurezza stradale e paesaggio. L'architetto Riccardo Lorenzi ha sottolineato la necessità di una buona cultura del territorio e di una sostenibilità di ogni impatto. Ha citato esempi di trasformazione delle strade urbane ed extraurbane in piste automobilistiche, utilizzo delle piazze dei centri abitati come parcheggi e distruzione dei paesaggi delle campagne. Lorenzi ha anche menzionato la Convenzione Europea del Paesaggio, sottoscritta a Firenze undici anni fa, e il ruolo del Laboratorio del Paesaggio nel coordinamento tra la Soprintendenza locale ed il sistema universitario cittadino.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo