"Scarichiamo tutto nel Tirreno ma qualcuno alla fine salterà in aria" Le intercettazioni: "Ogni giorno nel Golfo tonnellate di liquami" Gli impianti hanno problemi e non funzionano. Non si levano i fanghi. Si scarica la merda a mare Io al massimo mi farò qualche settimana a Poggioreale ma penso che qui qualcuno salta addirittura in aria Questanno non ci sono state lamentele degli stabilimenti balneari. Ma fino a luglio il depuratore ha buttato a mare tonnellate di merda al giorno Facciamo un baratto: lo svuotamento della vasca di Napoli Est in cambio del via libera per il trattamento del percolato. La cosa ti alletta? La conversazione ricorre più volte nelle pagine dellinchiesta della Procura di Napoli che mette sotto accusa la scelta di conferire, almeno fino al dicembre 2007, il percolato proveniente dai rifiuti della Campania nei depuratori della regione. «La merda nel Tirreno» Con laffidamento agli impianti di depurazione dello smaltimento del percolato, «da una parte si è consentito a società private di incrementare i propri profitti. Da unaltra è realizzato sperpero di denaro pubblico. Il tutto, "semplicemente", per scaricare nel Tirreno la "merda"», scrivono i pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, riferendosi alla telefonata del 21 dicembre 2007 e ad altre conversazioni allegate agli atti dellinchiesta condotta dal Nucleo di polizia tributaria della Finanza e dai carabinieri del Noe. Schiavone aveva già rimarcato il concetto. Ad esempio il 13 dicembre 2007, quando conversando con un altro indagato, il funzionario del commissariato bonifiche Antonio Recano, dice: «La merda di Acerra va nei Regi Lagni». Oppure il 19 dicembre, quando con un altro interlocutore Schiavone fa anche riferimento alla stagione turistica: «Questanno non ci sono state lamentele degli stabilimenti balneari perché gli impianti hanno lavorato bene», commenta. Poi però, alzando la voce, aggiunge: «Fino a luglio Foce Regi Lagni ha buttato a mare tonnellate di merda al giorno», dice riferendosi allimpianto di depurazione della zona del Casertano. «Eppure, pur essendone al corrente, non ha mai posto in essere corrispondenti e doverosi interventi», chiosa la Procura. "Disprezzo per lambiente" Nella interpretazione dei pm del pool coordinato dal procuratore aggiunto Aldo De Chiara, la scelta di smaltire il percolato negli impianti di depurazione avrebbe rappresentato «una fase a dir poco strategica» nellambito di unoperazione più complessa: «La apparente risoluzione dellemergenza rifiuti» concretizzata «mediante quella che, invece, era una colossale operazione di semplice, gravissima, pericolosissima, mera "rimozione" dei rifiuti dalle strade per riporli in altri luoghi, nel totale disprezzo e pregiudizio dellambiente, della salute, della legge». "Qualche settimana a Poggioreale" Nella conversazione del 19 dicembre 2007 invece Schiavone mostra di aver compreso i rischi giudiziari legati alla situazione in atto perché, si legge nel resoconto della conversazione, «afferma che il pm che la prenderà in mano farà del male a tutti». Quindi Schiavone preconizza: «Al massimo mi farò qualche settimana a Poggioreale, ma penso che qualcuno salta addirittura in aria». Nello stesso colloquio, Schiavone lamenta di aver «detto quello che doveva fare» al manager Hydrogest Gaetano De Bari (un altro degli indagati ora in carcere) «ma quello ha fatto esattamente tutto il contrario. Oggi mandava quella letterina, si organizzavano subito qualche sopralluogo, qualche intervento... invece si trovano "ca capa nella cascetta"», espressione dialettale per intendere di trovarsi «in difficoltà». "Fumo sul percolato" I magistrati sono dunque convinti che gli indagati fossero pienamente consapevoli della gravità della situazione e che proprio per questo avessero tentato di «nasconderla fin quando possibile». A questo proposito gli inquirenti citano una intercettazione dellagosto 2007 nella quale Schiavone parla di «una relazione al prefetto per gettare fumo sul percolato». "È un poco di munnezza..." In una telefonata del 3 dicembre 2007, Schiavone telefona a Leonello Serva, un altro indagato ora in carcere, e gli propone un «baratto»: lo svuotamento della vasca dellimpianto di depurazione Napoli Est in cambio del semaforo verde al trattamento del percolato. Schiavone: «Senti, tu conosci leconomia... diciamo così... pre-medievale? Si basava sul baratto». Serva: «Sì». Schiavone: «Immaginiamo che noi adesso siamo in grado di barattare lo svuotamento della vasca di Napoli Est di mondezza, con un via libera per il trattamento percolato a Napoli Est. Che dici, la cosa ti alletta?». Linterlocutore però si mostra perplesso e obietta: Serva: «Senti, ma questi che vogliono? Mi ripeti la prima parte?» Schiavone: «La vasca dellimpianto di depurazione di Napoli Est è piena di munnezza e il commissariato si è impegnato da parecchio tempo a svuotarlo». Serva: «E dove c... la mettiamo». Schiavone: «È un poco di munnezza... saranno cinque o seimila metri cubi. Ti faccio vedere le fotografie». Serva: «Non cho posto per metterla». Schiavone: «Leoné, Leoné! Questa è una grande occasione... recuperiamo».