L'INTERVENTO Il tombale silenzio seguito alla mia proposta di creare un unico museo cittadino mi lascia perplesso, non tanto perché presumessi che fosse data una risposta a me che sono un minore della città, quanto perché, salito sulle spalle dei giganti cittadini, pensavo che questi cogliessero l'occasione per dar conto dei loro progetti in tema di beni culturali. Ciò anche alla luce dei disposti articoli 9 e 41 della Costituzione che impegnano la Repubblica, e quindi tutti i soggetti privati e pubblici in essa operanti, a tutelare il patrimonio culturale nell'ambito d'imprese in senso stretto e lato che devono operare con criteri di socialità. Non io quindi, ma coloro che so che hanno letto con interesse la proposta meritavano una replica. Ho il timore che il silenzio corrisponda alla persuasione di vivere nella migliore delle città possibili, così come il dottor Pangloss dell'immortale "Candide" di Voltaire pensava di vivere nel migliore dei mondi possibili, e ne era ancora convinto mentre, condannato a morte per un delitto non commesso, saliva sul patibolo. Ecco, non vorrei che sul patibolo salisse tutta Livorno, con i suoi ceti dirigenti fermi all'idea di poter vivere sulla semplice gestione dell'esistente, privi di nuove idee e di grandi progetti, che sembrano peraltro latitare anche fuori del settore dei beni culturali. So che a questo punto qualcuno si chiederà se sto scrivendo "da destra" o "da sinistra", naturalmente ho le mie idee, ma nel formulare quel progetto specifico e alla base di quel che ora scrivo mi dichiaro per i tanti bravi e preparati giovani in cerca di lavoro e per le leve future, a cui non si pensa, neanche dopo l'intervento del presidente Napolitano. Generazioni già schiacciate da un colossale debito pubblico accumulato dall'improvvido narcisismo edonistico delle nostre gerontocrazie (e dei nostri geronto-politici), che non è stato fatto per il loro futuro, che a loro non dà alcuna utilità e che perciò, giustamente, non pagheranno. Probabilmente nemmeno lo potranno pagare, se non si progettano le basi di nuove vie di crescita che facciano i conti con la declinante economia postindustriale, uno sviluppo che non può che basarsi, in tutti i settori, su progetti - e realizzazioni - di qualità. Quello del museo unico è l'idea di mettere insieme beni, persone e risorse per creare plusvalore economico e plusprodotto culturale e sociale. Così come, nel mio settore, si potrebbe cantierare un "Polo archivistico del mare", qui però ultracittadino. A Livorno sarebbero possibili altri progetti: qualche mese fa il Corriere della sera ci ha dileggiato, tutti, per la nostra incapacità di aprire e "far vivere" la casa di Modigliani, intorno alla quale, anche lì, si potrebbe ben organizzare un centro studi d'eccellenza. Insomma, si potrebbero progettare molte cose con una certezza: la semplice gestione dell'esistente non basta più, e forse non è bastata mai se nel Vangelo fu cacciato non solo il servo spendaccione dei 2 talenti, ma anche il servo che aveva solo ben conservato i suoi 5, e solo quello che aveva fatto fruttificare i suoi 10 era lodato dal padrone, che potremmo ora identificare nella Storia. Progetti che potrebbero anche non funzionare, sia chiaro, ma sapendo che nella declinante economia industriale avranno successo solo quelli di qualità, che per farli e realizzarli necessitano di grande passione e altrettanta competenza. Impegni sicuramente non facili per la politica e l'amministrazione pubblica, chiamate a governare anche il cambiamento dei privati, ma è questa l'unica via entro cui passare. Il contrario della politica odierna, fatta di grandi dichiarazioni a effetto, scarso decisionismo e spasmodica compulsione dei sondaggi. Convinti invece, alla luce di Rousseau, che se anche la politica ottenesse il voto di tutti, dovrebbe poi sempre dimostrare di interpretare la volontà generale, che è quella che corrisponde al pubblico bene. Concludevo allora la mia proposta rilevando che il mondo è cambiato, preciso ora che è cambiato aumentando la sua crescente complessità: le inerzie mentali e l'immobilismo materiale sono condannati alla sconfitta. Di tutti. ( è direttore dell'Archivio di Stato)