«Nel bel mezzo dei festeggiamenti per l'Unità d'Italia, Torino ci impone un altro scippo e si porta via Carditello». A voce alta Maria Carmela Caiola, presidente di Italia Nostra Caserta, lancia in dardo della polemica, infuocato. In che senso? «Il credito sulla reggia di Carditello è sì vantato dal Banco di Napoli, ma sappiamo tutti che questo altri non che Intesa San Paolo. Ancora una volta, dunque, un nostro bene, uno dei simboli della grandezza culturale della nostra storia, si perde nelle mani dei piemontesi, va ad arricchire il nord». La questione è antica. Uno dei simboli dell'illuminismo europeo, fiore all'occhiello della ricerca agraria settecentesca, gioiello dell'architettura neoclassica, è oggi rifugio di rapaci, ratti e attrattore di ladri e truffatori. «Se fosse successo per Venaria reale a Torino i soldi per il recupero, per l' acquisizione pubblica, per il rilancio sarebbero arrivati, come sono arrivati, subito. Il real sito di Carditello, invece, langue, lentamente muore e adesso corre il rischio concreto di finire nelle mani dei privati. Quali?». Il passaggio dei Savoia su Carditello è ben leggibile: dallo stemma sabaudo posto sul loggiato centrale allo strappo da uno degli affreschi di Hackert della figura di Ferdinando IV e dei suoi cani; sulla parete opposta resta l'effige di Maria Carolina in abito contadino perché nella donna seduta nel grano, evidentemente, i nuovi signori non avevano riconosciuto la sovrana. Ma tant'è, la storia è fatta anche, spesso, di sfregi. Su quello complessivo dell'intero complesso il mondo delle associazioni è da anni impegnato con un costante battage contro il degrado. «Abbiamo esperito tutti i tentativi alla nostra portata, quando il ministro Prestigiacomo prometteva fondi maggiori a quei luoghi danneggiati dal punto di vista ambientale, noi chiedemmo di destinare al comune di San Tammaro la quota necessaria per rilevare la reggia di Carditello. Stiamo ancora aspettando la risposta. Neanche l'educazione di mettere nero su bianco il diniego». Circondato da discariche e vicino allo Stir di Santa Maria Capua Vetere, il sito borbonico conserva ancora tracce di uno splendore antico, dai dipinti di Hackert alle architetture di Collecini, ma su tutte impera la damnatio memoriae che lo condanna ad un abbandono inaccettabile. «Se ne sono interessati tutti e tutti sembravano avere lì li la soluzione del problema, dalla Camera di Commercio all'Università ma soprattutto la Regione che in più volte ha deliberato lo stanziamento di fondi, tanti, per acquisire ai propri averi la reggia borbonica. Sistematicamente svaniti nel nulla, le deliberazioni sono naufragate in un mare di buone intenzioni e promesse scritte disattese».
CAMPANIA - Caiola, leader di Italia Nostra: Ora c'è il rischio speculazioni L'intervista Chiedemmo di destinare quei i fondi per le bonifiche ambientali. Ma la Prestigiacomo non ha risposto
Il sito storico di Carditello, una reggia borbonica in Campania, è stato sequestrato dal Banco di Napoli e destinato a Intesa San Paolo. La presidente di Italia Nostra Caserta, Maria Carmela Caiola, ha lanciato una polemica contro il governo e la Regione per aver permesso che il sito venga venduto ai privati. Il sito è stato costruito dai Borboni nel XVIII secolo e conserva ancora tracce di uno splendore antico, ma è stato abbandonato e condannato a un destino inaccettabile. La Regione ha deliberato lo stanziamento di fondi per acquisire il sito, ma le deliberazioni sono state svanite nel nulla.
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