Opere di Domenico Vaccaro Andrea Malinconico e altri maestri del Cinquecento salvate dallabbandono Enormi tele del Seicento sepolte dalla polvere del tempo che, dopo cinque anni di restauro, tornano a ornare gli spazi della Sala degli Angeli, in passato cappella dellImmacolata, uno dei tesori nascosti del Suor Orsola Benincasa. Sette opere di grandi artisti napoletani, da Andrea Vaccaro a Santillo Sandino, da Andrea Malinconico a Salvator Mollo, salvate dallusura e dallabbandono con unoperazione coordinata da Anna Adele Aprile, docente di restauro delle tele e delle superfici dipinte, Patrizia Somma, Ferdinando Calogero e Maria Paola Campeglia, col supporto degli studenti del Laboratorio di restauro. Il lavoro di pulitura e ripristino sarà presentato al pubblico il 25 febbraio ma i capolavori sono visibili già ora nella bella sala. «Un arredo pittorico che raggiunge in totale 65 metri quadrati spiega la professoressa Aprile quadri di oltre quattro metri per due, interventi impegnativi per un tesoro finalmente restituito alla città». Si parte dalla "Immacolata Concezione" di Vaccaro (394 x 259 centimetri) composta da cinque tele cucite assieme. «Il dipinto, risalente orientativamente al 1660, è il più prestigioso del complesso e ha richiesto maggiori attenzioni: i suoi colori apparivano completamente invertiti, laspetto calcinato e i numerosi strappi ne compromettevano lintegrità». Tra le "mosse" adottate per il restyling, «il ricorso al sistema "a trazione continua" per ridurre il rischio di allentamenti, a garanzia della conservazione dei telai originali di sostegno». Portano la firma di Andrea Malinconico, il "San Giuseppe", dove un lampo di luce nascondeva, impercettibile, un piede e la "Trinità con San Gaetano". «Sul fianco, tre angioletti hanno recuperato liniziale nudità, attraverso la rimozione dei panneggi settecenteschi». Via sfondamenti e rattoppi, persino dai due ovali, ancora di Malinconico: il "SantAntonio Abate" e il "SantAgostino", entrambi donati dal viceré Don Pedro dAragona, opere rettangolari costrette nella forma ellittica, inusuale nel Seicento, per favorirne lincastro nelle sedi. E un dettaglio che svela la maestria del pittore, «il sopracciglio inarcato del SantAntonio reso in venticinque rapide pennellate, un piccolo capolavoro color seppia». Per finire, una tela di Santillo Sandino che raffigura "SantAnna, San Gioacchino e la Vergine bambina" e un dipinto sostituito. "Langelo custode", loriginale seicentesco andò perduto e Maria Carolina DAustria ne commissionò una copia a Salvator Mollo nel 1792, una scoperta avvenuta durante la pulitura, sigla dellautore e riferimento alla donatrice erano stati occultati da un rammendo.