Paolo Pinarelli Borgo San Lorenzo HO MOLTO APPREZZATO l' intervento di Antonio Bugatti sul «tramonto delle archistar». La figura dell' archistar è, in fondo, mutuata dal mondo della moda, dove il grande stilista col proprio nome nobilita, garantisce, e rassicura: ti piace questo vestito...? Certo, è di Armani! E dunque si chiama l' archistar per imprimere il segno certo della qualità, o della grandeur, o comunque per far parlare di un intervento nella città. La differenza, e non è da poco, è che un vestito che non ci piace più si può serenamente chiudere in armadio; mentre un' architettura che non ci piace, o che non funziona, impone la sua scomoda presenza per decenni. O esige costi esorbitanti per trasformarla in qualcos' altro. Chi progetta per la città (case, scuole, musei; ma anche piani regolatori, piazze, giardini) ha responsabilità sociali enormi. Utilizza beni di tutti: il suolo, lo spazio, l' aria che respiriamo, e li sostituisce con qualcos' altro, qualcosa di irreversibile, e con cui tutti siamo costretti - volenti o nolenti - a fare i conti. Per questo apprezzo il richiamo a una forma di understatement, ad un' architettura civile fatta di qualità diffusa e non di emergenze. Le città contemporanee rischiano di somigliare a quelle cartine turistiche dozzinali, dove in un groviglio di stradine si vedono emergere solo i monumenti, quando poi la città storica ha le sue maggiori qualità proprio nel tessuto urbano minuto. Quindi auspico con Bugatti un rapido tramonto delle archistar. Ma nel senso di un ridimensionamento del loro ruolo, non certo della scomparsa di progettisti d' eccellenza, che saranno tanto più necessari quanto più riusciranno a fare scuola, a creare esempi ripetibili; mentre l' attuale mito dell' archistar si nutre proprio della contrapposizione tra il grigiore dell' architettura corrente e la fulgida presenza dell' architettura «firmata». Ricordiamoci che, per fare un esempio, Firenze dispone di un architetto ogni cento (!) abitanti, oltre ai geometri, gli ingegneri, etc. quindi abbiamo risorse per progettare molto di più e molto meglio, basta usarle!
FIRENZE - L' archistar e i bisogni delle città
Antonio Bugatti ha espresso la sua opinione sul ruolo dell'archistar nella città. L'archistar è spesso associato al mondo della moda e si concentra sulla creazione di opere di design di alta qualità. Tuttavia, Bugatti sostiene che questo ruolo può essere problematico, poiché le opere d'arte architettoniche possono avere un impatto duraturo sulla città e sulla sua comunità. Egli auspica un ridimensionamento del ruolo dell'archistar, che si concentri su progetti di qualità diffusa e non su emergenze. Bugatti sostiene che la città dovrebbe essere progettata con risorse abbondanti, come la presenza di molti progettisti, per creare esempi ripetibili di architettura di alta qualità.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo