Via le auto dalle piazze. Legambiente ha da poco lanciato una campagna per il recupero nel tessuto sociale più vivo di undici piazze italiane, trasformatesi indebitamente in parcheggi. Molte sono assai note: Piazza San Zeno a Verona, Piazza Provenzano a Siena, Piazza Bellini a Palermo, Piazza A1drovandi a Bologna, Piazza Vittorio a Torino, Piazza Paolo VI a Brescia, Piazza Sant Ambrogio a Milano, Piazza Caduti della Resistenza a Padova, Piazza Colombo a Genova, Piazza Castello a Napoli, Piazza delle Cinque Scole a Roma. In apparenza, è la scoperta dell'acqua calda. Sono sconcezze palesi, sotto gli occhi di tutti. Ma proprio perché palesi, fa impressione che nell'opinione pubblica, opportunamente narcotizzata dalle amministrazioni locali, sia prevalsa l'assuefazione. È arrivato il momento di reagire. Anche a costo che campagne del genere facciano prevalere l'aspetto simbolico o autopromozionale, facendo dimenticare, come a Torino. Piazza Vittorio è una delle aree segnalate da Legambiente. Legambiente sanno benissimo, che dietro quelle undici piazze, tutte di grandi città, ce ne sono centinaia, nei centri minori, non meno preziose e bisognose di urgenti soluzioni. Bisogna ragionare in termini di maggiore o minore civiltà della vita locale, coinvolgendo le popolazioni, senza imporre decisioni dall'alto. Se i parcheggi sono a pagamento, bisogna individuare compensazioni per le perdite che le casse comunali, sempre più povere, subirebbero. Bisogna essere anche impopolari, disincentivando l'uso delle automobili nei centri storici, in particolare da parte degli ultra-sessantenni, che ormai le usano come protesi. In un caso, il destino ha voluto che sia più facile muoversi. Un precedente dossier di Legambiente sullo stesso argomento stigmatizzava l'abbondanza di piazze-parcheggio nel centro storico di L'Aquila. Ci si impegni fin da adesso perché non tutto, nella città martoriata dal terremoto, torni come prima.