Due mesi per entrare al Cenacolo Vinciano, file agli Uffizi e agli Scrovegni. Che ne pensa Vittorio Sgarbi? «Colpa di una certa impostazione khomeinista e ricattatoria, diffusasi in nome della scienza. Come già aveva capito il Vasari, l'Ultima Cena è stata dipinta con pessima tecnica da Leonardo e risultava già ammalorata nei primi trenta-quarant'anni del Cinquecento. Quella che vediamo ora, poi, è una specie di fantasma: sta all'originale come la Sindone sta al corpo di Cristo. Ma ci vogliono far credere che il nostro fiato le possa nuocere, che le polveri sottili siano pericolose! Fanatismo di zucche vuote. Fanno entrare 25 persone per volta e così gli accessi si limitano. Potrebbero almeno spingersi a 40, si figuri se le cose potrebbero mai peggiorare. Anche i contingentamenti degli Scrovegni non hanno senso: bastava un velo d'intonaco. Invece, oltre a limitare le visite e a far entrare dal retro, hanno montato un'orribile pedana». Che pensa, invece, della privatizzazione di certi spazi museali? Delle visite riservate? «È sempre successo, sia per ragioni di rappresentanza politica che in cambio di donazioni. Ricordo uno stupendo pranzo per un ministro della Cultura egiziano che feci organizzare alla Galleria Borghese. Eravamo in 18 e il ministro rimase impressionato. Del resto, quella era un'abitazione: è naturalmente destinata a cene e banchetti». È quanto succede all'estero? «Chiunque, pagando quel che è giusto pagare, può cenare al Museo Guggenheim di New York. Salvando, ovviamente, certi requisiti di sicurezza e di buon gusto».