Lo sfogo: «Nessuno ci ha interpellato su una materia per noi vitale» Il leader di Federalberghi, Bernabò Bocca: siamo pronti a gesti clamorosi ROMA Alberghi chiusi. Per protestare contro l'introduzione della tassa di soggiorno chiesta a gran voce dall'associazione dei Comuni italiani e recepita nella bozza del federalismo municipale. Così giovedì 17 marzo, la data che celebra i 150 anni dell'unità d'Italia, rischia di diventare una festa amara per gli albergatori italiani «Non accetteremo prenotazioni se il governo e l'Anca (che senza una legge dello Stato non può agire ndr) non rinunceranno al tentativo di introdurre la tassa di soggiorno, uno strumento vessatorio per i consumatori italiani e stranieri». Una minaccia senza precedenti, sillabata con rabbia da Bernabò Bocca, presidente della Federalberghi, l'associazione che rappresenta i 34 mila hotel italiani. «Noi non scendiamo in piazza, come fanno altre categorie aggiunge Bocca ma siamo pronti ad attuare forme di protesta clamorose come uno sciopero dei nostri alberghi E questo per avere attenzione su una materia per noi vitale e sulla quale non siamo nemmeno stati interpellati». Bemabò Bocca incarna il rigore sabaudo. Torinese di nascita, fiorentino d'elezione, conte da parte di padre, figlio di una Visconti, è schierato con i suoi associati contro quello che considerano un «balzello inutile e dannoso». «L'unico risultato che questa tassa può dare. -- dice Bocca è allontanare da noi i flussi turistici e rovinare l'immagine dell'Italia all'estero». Il turismo alberghiero è uno dei motori dell'economia italiana: produce il 10 per cento del Pil e occupa l'11 per cento della forza lavoro. Tanto per avere un'idea, relativa proprio al 17 marzo, quando si prevede che oltre due milioni di turisti italiani e stranieri potrebbero pernottare nelle strutture alberghiere di tutto il Paese. Bene. Il mancato introito economico provocato dall'eventuale decisione di non tenere aperti gli hotel, potrebbe portare l'erario a perdere tra tassazioni dirette ed indirette qualcosa come 100 milioni di euro. «La differenza fra noie altri settori produttivi spiega Bocca è che per un albergatore è impossibile delocalizzare. Non possiamo portare le nostre imprese in Romania, come altri fanno. Ecco perché abbiamo bisogno di sentire la vicinanza e la comprensione del governo. Siamo in una fase di enorme difficoltà ma restiamo disponibili a discutere forme fiscali strutturate. Pretendiamo però attenzione e rispetto». La storia insegna che i rapporti non sono mai stati facili tra il turismo italiano e il governo, di qualunque orientamento. Eppure si tratta di un settore che per molto tempo ha di fatto funzionato da solo, contando sull'effetto attrattivo del Bel Paese, prima di essere travolto dalla concorrenza di nazioni vicine, capaci più dell'Italia di fare sistema e offrire servizi a prezzi più vantaggiosi. E ora, in piena crisi di arrivi, la tassazione media del settore turistico, secondo quanto sostengono gli albergatori, è in Italia del 31, contro il 24 degli altri Paesi europei. (Speriamo davvero di non dover arrivare a concretizzare la minaccia di questo sciopero conclude Bocca . Speriamo che in questi giorni qualcosa possa cambiare. Ma se proprio tassa ci dev'essere, allora vorremmo che fossero coinvolte tutte le attività economiche che traggono beneficio dal turismo. E non solamente gli alberghi».
Tassa di soggiorno. Resteremo chiusi nel 150 dell'Unità d'Italia
Il leader della Federalberghi, Bernabò Bocca, ha affermato che l'associazione non accetterà prenotazioni se il governo e l'Anca non rinunceranno alla tassa di soggiorno. La tassa è stata introdotta per protestare contro l'introduzione della tassa di soggiorno chiesta a gran voce dall'associazione dei Comuni italiani. Bocca ha affermato che la tassa è un balzello inutile e dannoso per l'economia italiana, che produce il 10% del PIL e occupa l'11% della forza lavoro. Ha anche affermato che il mancato introito economico potrebbe portare l'erario a perdere 100 milioni di euro.
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