LA POLEMICA fiorentina sulla Loggia non ha saputo uscire dalla trappola del bello o del brutto. Che forse le opere di Picasso o Rauschenberg erano belle? Avremmo diritto a più rispetto e ponderazione. Anche le invettive gustose (sgabello, scatola di sardine, rete per materassi) aiutano poco, perché pure la stazione di Michelucci fu spesso dileggiata come un baule o un pacco postale. E poi invocare immagini consumate, è addirittura un buon viatico per la Loggia, visto che il nostro tempo appartiene all'informazione banale, a metà fra il Pop e il Concettuale. Premesso che il progetto di Isozaki ha vinto un concorso che si ha il dovere morale e l'obbligo amministrativo di realizzare sarà utile cercare altre categorie di giudizio, meditando sui contenuti artistici del progetto, cioè sul contributo disciplinare all'architettura e alla città. In questo ci aiuta il principio di formatività dell'architettura: su cosa la forma di questa Loggia riuscirà a far interrogare e a formare le coscienze, e continuerà a irradiare i propri valori in modo da ispirare e formare altri spazi architettonici e urbani, che possano arricchire il patrimonio di segni condivisi della nostra civiltà? Innanzitutto la figura architettonica scelta da Isozaki la loggia Forse così evoca la nostra storia culturale e i valori civili di un'identità partecipazione, ricordando uno spazio di ìncontro del passato, ma quando le logge erano luogo di discussione, di comunicazione e di arte, insomma di crescita culturale e civile, che è un po' l'emblema e il significato più profondo di Firenze e anche il paradigma degli Uffizi. Ma le figure architettoniche non possono essere semplicemente copiate dal passato, vanno reinterpretate per renderle attuali, come fa Isozaki variando la loggia con alcuni procedimenti compositivi. E' sempre il solito mestiere, anche Brunelleschi e Poggi innestavano il nuovo sull'antico, variando le figure e rinnovandole. Così la pianta quadrata della Loggia subisce una deformazione per adattarsi al contesto reale della piazza, le sue forme vengono astratte e ridotte a pura geometria elementare, la ridondanza architettonica scompare e l'immagine regredisce sul piano degli archetipi e dell'immaginario; così quelle forme torneranno a interrogare le persone sul proprio tempo, sulla banale semplificazione mediatica dei segni e sulla continua deformazione e frammentazione di tutti i nostri atti e ritmi di vita quotidiana. Moderna nelle forme, la Loggia cerca di ancorarsi al luogo con il rigore della geometria e la prospettiva un po' forzata dell'ingresso, con i rivestimenti in pietra serena e il programma statuario, che coraggiosamente stabilisce un legame umanistico con la Loggia dei Lanzi. La dimensione della loggia è certamente ingombrante, destando un'inquietudine che fa pensare alle «misure» nella società contemporanea, ove la comunicazione è sempre dilatata, urlata e ravvicinata: forse sarà proprio questa misura (ricondotta a pura geometria) a dare identità a piazza Castellani, oggi un retro degradato. Ogni città è un testo scritto di pensieri e valori. Certo è difficile introdurre nel centro di Firenze un elemento che faccia riflettere sulla città, ma è altrettanto utile per scongiurare la sua lenta mercificazione nell'immagine consumata di un parco divertimenti per turisti.