La rovina e il declino del patrimonio culturale italiano è un segnale potente e gravissimo della rovina della coscienza pubblica nazionale. Proprio per questo, del tutto indifferenti all'esito numerico della mozione di sfiducia al ministro Bondi, siamo però convinti di aver fatto la cosa giusta nel presentarla per lanciare dalla più alta istituzione italiana, quella parlamentare, un segnale limpido e rigoroso al mondo della cultura italiana. Le immagini dei crolli di Pompei hanno fatto il giro del mondo e hanno contribuito non meno di recenti questioni legate all'inesorabile declino dei nostri gruppi dirigenti a propagare, a livello internazionale, un'immagine dell'Italia non certamente all'altezza di quella che viene considerata forse la più grande storia dell'intera umanità, il patrimonio monumentale, archeologico e paesaggistico più importante del pianeta. Con la mozione abbiamo soprattutto voluto dare una dimostrazione politica concreta di adesione a una certa idea dell'Italia, a quel "patriottismo repubblicano" che non è formula retorica, ma regola, impegno, prima che eredità, ed è soprattutto cura del bene comune e dei beni comuni, difesa del paesaggio italiano, consapevolezza collettiva del patrimonio nazionale materiale e immateriale. Sandro Bondi, invece, ha dimostrato di non poter avere la responsabilità di governare quest'enorme patrimonio e di non esserne all'altezza sia nella mancanza assoluta di ogni progettualità legata alle politiche culturali, sia nella difesa di quel livello minimo di investimento pubblico che lo Stato deve garantire per evitare il collasso della cultura italiana. Bondi ha poi contro il mondo del cinema e quello del teatro, l'associazionismo culturale e ambientale e il mondo accademico, gli archeologi e gli architetti, le maestranze dei teatri e le orchestre, e li ha contro non per l'ennesimo complotto contro il governo Berlusconi e neanche perché sia un mondo di pericolosi sovversivi comunisti, ma poiché ha dimostrato di non saper rappresentare pur nella consapevolezza dell'attuale crisi economica, il livello di guardia oltre il quale il sistema crolla, le attività culturali diventano asfittiche se non impossibili, il patrimonio materiale e immateriale non riceve un livello di tutela. La visione della cultura del ministro Bondi e del governo sembra esclusivamente finanziaria e produttivistica: la cultura viene vista come un lusso che si può tagliare o con un'altra stortura, come esclusivamente una fonte di guadagno. Non a caso il 2010 ha rappresentato l'anno del crollo dell'intervento pubblico nella cultura. Nel settore della manutenzione e restauro del patrimonio di fronte a una spesa necessaria e consolidata di 450 milioni di euro la disponibilità è crollata a 100 milioni. Il nostro è quindi un attacco politico proprio perché la visione delle politiche culturali rappresentata dal governo non è la nostra. La cultura ha un costo ma proprio perché è il fondamento dell'identità nazionale ed è il cuore di un progetto di educazione per una nazione che ha il maggior numero di siti riconosciuti dall'Unesco come patrimonio dell'umanità. Da un punto di vista legislativo il nostro sistema regge su un monumento normativo datato 1939, ma pur condividendo i tentativi di innovazione legislativa mai però concretamente attuati la tendenza è quella di passare da un sapienza priva di managerialità ad una managerialità senza sapienza. Al ministro dei beni culturali, ben al di la quindi delle responsabilità pur pesanti sul crollo di Pompei abbiamo chiesto per l'ultima volta, nel rispetto del ruolo che ricopre, un gesto di dignità personale. Ma lanciamo anche un'un'ultima sfida al ministro: se ne è capace, denunci la situazione in cui si è trovato e con un atto di fierezza e di orgoglio all'altezza, non solo del patrimonio artistico e culturale, ma della tradizione politica e civile italiana, faccia un passo indietro. Altrimenti se questo gesto non ci sarà noi potremo non riuscire a sfiduciarla a causa degli attuali rapporti di forza raggiunti sappiamo con quali metodi e che, pur in maniera striminzita, oggi sono a vostro favore. L'articolo 9 della Costituzione recita: la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione. Quell'articolo 9 è l'architrave del nostro patriottismo repubblicano. Concludendo, citiamo un poeta, forse il più grande del Novecento, Ezra Pound: «L'unica cultura che conosco è quella delle idee che diventano azione». Crediamo che Bondi non abbia posto in essere azioni all'altezza del compito importantissimo che ricopre. E per questo, dopo quello dell'intera cultura italiana, non poteva non avere la nostra sfiducia.